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domenica 19 agosto 2018

CHIEVO-JUVENTUS 2-3: LE PAGELLE


Szczesny 6: Inoperoso per tutta la partita, è costretto a recuperare due palloni dalla porta senza alcuna responsabilità. Da rivedere.

Cancelo 6: Molto più incisivo quando spinge sulla fascia, è autore di diversi cross interessanti per gli attaccanti, ma quando c’è da difendere va in evidente difficoltà, causando il rigore del momentaneo 2-1. Ingenuo.

Alex Sandro 7: Dopo una stagione di assenza ingiustificata, sembra essere tornato quello di due anni fa. Scatta, dribbla, mette al centro un gran numero di palloni. Suoi gli affondi decisivi che portano al gol annullato a Mandzukic e a quello della vittoria di Bernardeschi. Ritrovato.

Chiellini 6: Di nuovo in coppia con Bonucci, deve ancora ritrovare la forma migliore, ma la prima da nuovo Capitano della Juventus la gioca con la consueta grinta. Presente.

Bonucci 5.5: All’inizio alcuni tifosi lo fischiano, lui cerca di tornare il faro della difesa juventina, colui che imposta quando Pjanic è pressato dagli avversari, ma commette un imperdonabile errore di posizionamento che causa l’1-1 del Chievo. Si fa perdonare, parzialmente, mettendo lo zampino sull’autorete del 2-2. Rimandato.

Pjanic 6.5: Tutte le azioni partono da lui che, spesso, si abbassa fino alla difesa per andarsi a prendere la palla, ma la coppia centrale con Khedira scricchiola più volte, un po’ per la compassatezza del tedesco e un po’ per i limiti del bosniaco in fase di contenimento. Impeccabile, come al solito, nei tiri piazzati, due dei quali portano ai gol di Khedira e all’autogol di Bani. Indispensabile.

Khedira 6: Segna l’importante gol del vantaggio, ma poi cala vistosamente alla distanza, stanco e fiaccato dal caldo e da una forma non ancora al top. Si fa sempre trovare pronto, ma quando lascia il posto al connazionale Emre Can, il centrocampo della Juve sembra avere un’improvvisa accelerata. Affaticato. Dall’84’ Emre Can 6.5: Entra subito in partita e va vicino al gol, dà maggiore fisicità e spinta a un centrocampo in difficoltà. Pronto.

Cuadrado 5: È il meno convincente della partita. Corre, cerca sempre il guizzo decisivo, ma quando arriva vicino alla porta, fa quasi sempre la scelta sbagliata. Sulla fascia con Cancelo, dimostra ancora tutti i suoi limiti a difendere, tanto da arrivare in ritardo sul raddoppio su Giaccherini nell’azione che ha portato al rigore per il Chievo. Inconsistente. Dal 56’ Bernardeschi 7.5: Con lui è tutt’altra musica, è l’uomo dei gol importanti e dopo aver preso confidenza col campo e con l’avversario, piazza la zampata decisiva nel tempo di recupero, regalando i tre punti alla Juventus. Decisivo.

Dybala 6: Non è al meglio della condizione, si vedono sprazzi di Joya, ma è evidente che deve ancora lavorare molto sull’intesa con Cristiano Ronaldo. A intermittenza.

Douglas Costa 5.5: Inizia bene, esattamente come aveva chiuso la stagione scorsa, va anche vicino al gol, ma già alla fine del primo tempo cala vistosamente e finisce per nascondersi ai compagni, senza riuscire più a spaccare la partita. Diesel. Dal 64’ Mandzukic 6.5: Nonostante sia arrivato tra gli ultimi in ritiro, sembra più pronto di chi ha avuto maggior tempo per allenarsi. Come sempre, mette tutta la sua grinta e la sua fisicità, tornando a fare il centravanti, e dopo aver sfiorato il gol, la mette dentro vedendosi poi annullata la rete. Guerriero.

Cristiano Ronaldo 7.5: Tutti si aspettavano un suo gol, tutti credevano che sarebbe stato egoista ed egocentrico, invece il portoghese si cala perfettamente all’interno del gioco della Juventus, facendo prima il centravanti e poi l’ala sinistra e in ambedue i casi, sfiora il gol ripetutamente, fermato solo da un super Sorrentino. Ogni suo tocco ha un preciso scopo, ogni suo movimento è potenzialmente decisivo, ma i compagni devono ancora comprenderlo a pieno. Impeccabile.

domenica 28 gennaio 2018

GIGI BUFFON DAY: LA LEGGENDA

Oggi è un giorno speciale per tutti noi tifosi della Juventus: è il quarantesimo compleanno del nostro grande Capitano, Gianluigi Buffon. In un giorno così importante, non potevo esimermi dal fare qualcosa di speciale, così ho deciso di regalare a tutti i miei lettori un capitolo del mio libro Numeri 1: I grandi portieri della Juventus. Quale? Proprio quello dedicato alla Leggenda, al portiere più forte del mondo, a SuperGigi. Un’avventura lunga quasi vent'anni che ha fatto di Buffon il Capitano di tutti noi tifosi bianconeri.


GIANLUIGI BUFFON: LA LEGGENDA

Dopo oltre dieci anni, il record di imbattibilità stabilito nella stagione 1993-94 da Sebastiano Rossi con la maglia del Milan, è stato superato e a farlo è stato Gianluigi Buffon, classe 1978, a 38 anni ancora il portiere più forte del mondo. Con i suoi 974’ di imbattibilità, il numero uno della Juventus ha aggiunto l’ennesimo tassello a una carriera straordinaria, unica.
Nato a Carrara il 28 gennaio del 1978, iniziò la sua carriera nel Canaletto, una società dilettantistica di La Spezia e venne impiegato come centrocampista. A tredici anni fu il Parma a mettere gli occhi sul giovane talento e lo acquistò nell’estate del 1991 per quindici milioni di lire. Il contemporaneo infortunio dei due portieri delle giovanili della squadra emiliana, lo costrinsero a giocare tra i pali e da lì cominciò la sua grande avventura. Dopo solo due partite, l’allenatore si convinse che fosse quello il ruolo migliore dove farlo giocare e Buffon divenne titolare fisso, tanto da debuttare in prima quadra a soli 17 anni, il 19 novembre del 1995: «[…] Forse sto ancora sognando. Una cosa mi è spiaciuta. Sono rimasto fuori dalla foto prepartita perché, preso dalla voglia di cominciare, sono andato subito a prendere posizione tra i pali. In campo con la maglia per cui tifo e fino a ieri andavo in curva. Grazie per gli applausi, fa piacere, ma non esagerate. […]»[i].
Nella sua prima stagione da professionista, il portiere collezionò 9 presenze e zero gol al passivo, mentre l’anno successivo debuttò in Europa, nel match di Coppa Uefa contro Vitória Guimarães in cui il Parma perse 2-0. Le partite giocate furono 27 e per Buffon arrivò anche il primo titolo, vinto con la Nazionale Under 21 che si aggiudicò l’Europeo di categoria. L’anno successivo, Buffon divenne titolare fisso degli emiliani e debuttò anche nella Nazionale maggiore, in occasione di Russia-Italia 1-1 del 29 ottobre 1997 valevole per le qualificazioni al Campionato del Mondo: «[…] Con le pinne, il fucile e gli occhiali, il giovanotto si presenta all’esordio, il settimo dell’era Maldini, vestito come d’estate a Rimini. In maniche corte e senza calzamaglia, si fa scaldare dal tiro di Alenichev al 42’. L’esultanza per l’impresa è grande e dimostra quale fosse la tensione. Forse un po’ incerto sul gol. […]»[ii]. Per conquistare i suoi primi trofei, Buffon dovette aspettare il 1999, quando il Parma, guidato da Alberto Malesani, vinse la Coppa Uefa, la Coppa Italia e Supercoppa Italiana.  Per prima arrivò la Coppa Italia, vinta contro la Fiorentina, grazie al doppio pareggio per 1-1 in casa e 2-2 in trasferta, mentre la Coppa Uefa fu conquistata ai danni dell’Olympique Marsiglia, sconfitto per 3-0. Infine, il futuro portiere della Juventus completò la magica stagione con la Supercoppa Italiana, vinta contro il Milan grazie all’1-2 di San Siro. Dopo altre due stagioni ad alto livello, a inizio del nuovo secolo Buffon finì nel mirino della Juventus, alla ricerca di un portiere che potesse sostituire l’insufficiente Van der Sar, così nell’estate del 2001 la società bianconera versò al Parma ben 75 miliardi di lire (più il cartellino di Jonathan Bachini) e si assicurò le prestazioni di quella che sarebbe diventata una vera leggenda della Juventus.
 Il debutto con la maglia bianconera avvenne il 26 agosto del 2001, nel match Juventus-Venezia 4-0: «[…] Si sentiva tanto fuori dalla festa che a 7’ dalla fine è rotolato addosso a Maniero, con un’uscita strampalata. Ha lasciato il segno: a Maniero. […]»[iii] e Buffon divenne subito un amuleto per la Juventus, visto che a fine stagione i bianconeri guidati da Marcello Lippi, tornarono a vincere lo scudetto, nell’indimenticabile 5 maggio 2002, quando sorpassarono l’Inter all’ultima giornata: «[…] C’è felicità e incredulità. Soltanto nei prossimi giorni capirò cosa è successo. È una grande gioia, la vittoria di un grande gruppo che si è sempre ricompattato nelle difficoltà. […] Il calcio dà e toglie, è doloroso perdere lo scudetto all’ultima giornata. Abbiamo cercato subito la vittoria per metterci al sicuro poi abbiamo atteso e ci siamo dedicati alle notizie che arrivavano da Roma. […]»[iv]. Nella sua prima avventura a Torino, Buffon raccolse 45 presenze (34 in Campionato, 1 in Coppa Italia e 10 in Champions League), subendo 36 reti.
Rilanciata in Italia, la stagione successiva della Juventus si aprì con un’altra vittoria, stavolta in Supercoppa Italiana, la seconda personale per Buffon che l’alzò proprio contro la sua ex squadra, sconfitta 2-1 a Tripoli: «[…] Un inizio di stagione con effetti speciali all’altezza della sua fama. Un primo tempo di assoluta tranquillità anche perché la difesa fa muro a dovere. Reattivo come un gattone quando in inizio ripresa mette i pugni per allontanare una sventola di Di Vaio. Resta di sasso sul rasoterra dello stesso attaccante che si infila sulla sua destra. […]»[v].
Per Buffon fu un’altra grande stagione, il portiere bianconero era ormai diventato un punto di riferimento per i suoi compagni e a fine stagione arrivò il secondo scudetto consecutivo, ancora una volta davanti all’Inter: «[…] Guardando Ronaldo uscire a Manchester tra gli applausi degli inglesi nonostante i tre gol segnati con il Real Madrid, Buffon diceva, rassegnato, che a un portiere è raro che accada. A lui successe solo a Bologna, una volta che ci andò con il Parma. È l’incongruenza del calcio che non misura esattamente l’importanza dei giocatori nell’economia di un campionato: quello di Buffon è stato perfetto, senza le battute a vuoto dei primi mesi del suo arrivo alla Juve. L’esaltazione è venuta con il rigore bloccato a Fiore, la settimana scorsa. Unico neo, il match di San Siro con il Milan per quel gol di Inzaghi sulla sua uscita a gambe larghe. Ha fatto parate importanti quanto le reti di Del Piero e Nedved, averlo alle spalle rassicura i compagni. Non si ricordano partite leggendarie ma ha reso semplice il difficile ed è quanto facevano Zoff e Peruzzi negli anni migliori. […]»[vi].
Il rammarico peggiore arrivò, però, soltanto dopo pochi giorni, quando la Juventus andò a giocarsi la Coppa dei Campioni nella finale tutta italiana contro il Milan, disputata a Manchester il 28 maggio, e persa ai rigori dai bianconeri nonostante le parate di un grande Buffon: «[…] Ha due santi protettori: Giovanni e Luigi. Si impegnano entrambi a dargli una mano quando nel primo tempo devia un colpo di testa di Inzaghi destinato in fondo alla rete. Una prodezza in linea con la sua stagione esemplare. Altre parate appaiono semplici, sui rigori si supera invano. […]»[vii]. Sfumò così la prima finale di Champions League giocata da Gianluigi che, il giorno dopo, non nascose la grande amarezza per l’occasione mancata: «[...] Dopo questa delusione le mie parate passano in secondo piano e mi sento ridimensionato anch’io. Le colpe? Abbiamo avuto difficoltà ne ripartire quando rubavamo la palla al Milan e non abbiamo saputo approfittare dell’infortunio di Roque Junior che ha lasciato il Milan in dieci. […] Io ero disposto a calciare per primo. L’ho fatto in passato quando giocavo nell’Under 18, me lo sentivo. Poi sono state prese altre decisioni e cinque nomi sono saltati fuori. Sono stati minuti di grande sofferenza, quando tiravano i milanisti ho preferito non guardare, Dida era più sereno. Alla fine me ne sono andato senza assistere alla premiazione. Ci sono momenti in cui uno preferisce restare solo con se stesso, avevo voglia di una doccia, del resto non mi importava più nulla. […]»[viii]. Nonostante l’amara conclusione di una stagione quasi trionfale, Buffon ebbe la soddisfazione di essere l’alfiere della Juventus, grazie alle 48 presenze raccolte (32 in Campionato, 15 in Champions e 1 in Supercoppa Italiana), mentre i gol subiti furono 40.
La terza stagione con la maglia della Juventus si aprì con la “vendetta” nei confronti del Milan, sconfitto proprio ai calci di rigore nella Supercoppa Italiana disputata negli Stati Uniti, e Buffon fu ancora protagonista: «[…] Temevo fosse finito tutto dopo il rigore del Milan, invece complimenti ai miei compagni che hanno raddrizzato la partita, io stavo già pensando a fare la doccia. Peccato solo che nella finale di Coppa dei Campioni parai due rigori e non servì a vincere, qui invece tutto è andato per il meglio. […]»[ix]. La stagione non proseguì, purtroppo, come era cominciata e fu talmente burrascosa che Marcello Lippi rassegnò le dimissioni. Alla fine, la Juventus arrivò terza in Campionato, fu eliminata agli ottavi di finale di Champions dal Deportivo la Coruna e perse la finale di Coppa Italia contro la Lazio, dopo aver sfiorato la clamorosa rimonta (all’andata, a Roma, i biancocelesti avevano vinto 2-0). Per Buffon, la stagione si chiuse con 39 presenze (32 in Campionato, 1 in Supercoppa Italiana e 6 in Champions League) e le reti subite furono 48.
Chiusa la seconda era Lippi, alla Juventus arrivò Fabio Capello, ma la caccia alla Coppa dei Campioni fallì nuovamente, con i bianconeri fuori ai quarti di finale contro il Liverpool, e Buffon amareggiato per l’ennesima occasione sprecata: «[…] Se un giocatore finisce la carriera senza vincere la Champions League, non è un campione. […] Abbiamo fatto davvero poco per passare il turno, basti dire che hanno avuto più occasioni loro di noi. Il Liverpool era messo bene in campo, eppure abbiamo voluto intestardirci con i lanci lunghi. […]»[x]. In Italia, invece, la Juventus tornò ai vertici e vinse lo scudetto numero 28 e il numero uno collezionò 48 presenze (37 in Campionato e 11 in Champions League) e 29 gol al passivo.
La stagione 2005-2006 fu quella più delicata nella carriera in bianconero di Gianluigi Buffon che, dopo essersi laureato ancora una volta Campione d’Italia con la Juventus, si infortunò nella classica amichevole estiva contro il Milan per il trofeo Berlusconi, lussandosi una spalla: «[…] Non ne faccio un dramma. Sono comunque un privilegiato, c’è chi sta molto peggio di me. […] Sono un portiere, l’infortunio alla spalla per il mio ruolo è il più serio che possa capitare. […] Ero in una condizione spettacolare. Non avevo mai iniziato la stagione in modo così brillante. Non devo pensare a cosa mi perdo. […]»[xi]. L’infortunio lo tenne fuori dal campo per circa due mesi, ma fu solo l’antipasto di una stagione che avrebbe sì portato un altro scudetto a Torino, ma che entrò nella storia per lo scandalo Calciopoli, a causa del quale i due scudetti vinti con Capello furono revocati alla Juventus e la squadra di Buffon fu retrocessa in Serie B con nove punti di penalizzazione. Sconvolta dal terremoto, la squadra fu letteralmente smontata, ma Gianluigi fu uno dei pochi, insieme soprattutto a Del Piero, Nedved e Trezeguet, a voler restare comunque in bianconero, nonostante le tante proposte, «[…] per riconoscenza verso i tifosi e una società che mi ha fatto diventare un campione e mi ha dato una fama mondiale. Io non lo considero un sacrificio, ma una cosa bella, una scelta sentimentale che in questo calcio non guasta. […]»[xii]. In quella caldissima estate, non ci fu tempo per versare lacrime, visto che Buffon fu subito impegnato con la Nazionale nel Mondiale tedesco e che lo portò sul tetto più alto del mondo, a sollevare la Coppa, conquistata in finale contro la Francia di Zidane: «[…] Mi sembra di aver vinto il Birra Moretti, non ci posso ancora pensare. Credo che nessuna vittoria possa venire senza gruppo e questo evidenzia che pur essendoci qualche qualità sopra la media, è la forza del gruppo, dell’unità che ci ha fatto vincere. Ai rigori ho solo pensato che non c’era più nulla da fare e che con un pizzico di fortuna avremmo portato a casa la coppa. […]»[xiii].
Il primo, storico, campionato della Juventus in Serie B fu caratterizzato dal duello con altre due grandi decadute come Napoli e Genoa e vide i bianconeri vincerlo con 85 punti, davanti ai partenopei fermi a 79 e ai liguri a 78. Il debutto di Buffon nella serie cadetta arrivò il 9 settembre 2006, nell’1-1 in trasferta contro il Rimini: «[…] Il calcio vero è questo. […] Non illudiamoci, saranno altre 20 trasferte così, in stadi piccoli come questo dove oltre agli avversari devi confrontarti con il pubblico. In B è tutto meno ovattato e io sono contento di questa esperienza, perché ritengo che il calcio vero sia questo. Ma ci vuole il coltello fra i denti e oggi non l’avevamo proprio. C’è poco da recriminare: abbiamo fatto una mezza figuraccia. […]»[xiv]. Superato lo choc del cambiamento, il cammino della Juventus si fece sicuro e spedito, e recuperati i nove punti di penalizzazione, cominciò una cavalcata esaltante che si concluse nel 5-1 in trasferta contro l’Arezzo allenato dall’ex Antonio Conte del 19 maggio 2007 e che sancì il ritorno in Serie A dei bianconeri. A sugello di una stagione da vero leader, Buffon fu l’alfiere della squadra con 40 presenze (37 in Campionato e 3 in Coppa Italia) e subì 25 reti.
Archiviata l’esperienza in Serie B, per la Juventus si aprì un nuovo ciclo in cui la società cercò di rilanciare le ambizioni della squadra, senza però riuscire a riconquistare spazio in una Serie A in cui, nel frattempo, erano cambiati gli equilibri. Anche per Buffon furono stagioni complicate, a causa di alcuni acciacchi fisici (soprattutto alla schiena) che non gli permisero di confermarsi all’altezza degli anni precedenti. Con Claudio Ranieri in panchina, la Juventus agguantò un terzo posto, dietro l’Inter e la Roma, nonostante l’ottimismo dello stesso Buffon: «[…] Se dovessimo arrivare terzi saremmo soddisfatti ma non appagati. Questo terzo posto deve essere visto come un punto di partenza. Abbiamo fatto qualcosa in più di quello che ci aspettavamo noi stessi. […]»[xv]. Alla fine di una stagione in chiaroscuro, Buffon collezionò 35 presenze (34 in Campionato e 1 in Coppa Italia) e fu battuto per 31 volte. Libera da impegni europei, la Juventus riuscì, comunque, a togliersi qualche soddisfazione, come sconfiggere 2-1 a San Siro i campioni d’Italia dell’Inter.
La stagione successiva la Juventus battagliò ancora una volta contro i nerazzurri, ma il 18 maggio del 2009, la società decise di esonerare Ranieri, sostituendolo con l’ex Ciro Ferrara, e i bianconeri arrivarono secondi, sempre dietro l’Inter. Per Buffon non fu una stagione facile, a causa soprattutto del riacutizzarsi dei problemi alla schiena, ma anche per le insistenti voci di una sua partenza da Torino, concretizzatasi con la faraonica offerta del Manchester City, pronto a sborsare 75 milioni di euro: «[…] Se arrivasse un’offerta da 100 milioni andrei io in società per dire di cedermi: con quei soldi potrebbero comprare tre campioni. Ma solo se l’offerta arriva dall’estero… […]»[xvi]. Anche in Champions arrivò l’ennesima delusione, con la Juventus fuori agli ottavi di finale per mano del Chelsea, nonostante l’ottima prestazione del numero uno: «[…] Vola sulla punizione di Drogba e sulla fucilata di Lampard sull’azione del primo gol di Essien. Sulla rete di Drogba non può nulla ma nel finale compie due favolosi interventi su Belletti e Ballack per salvare almeno il pareggio. […]»[xvii]. A fine anno, Buffon raccolse 30 partite (23 in Campionato, 2 in Coppa Italia e 5 in Champions League).
Anche la stagione 2009-10 fu avara di soddisfazioni per Buffon che si trovò, ancora una volta, a fare da guida a una squadra rinnovata e sempre sotto la guida di Ciro Ferrara. Nonostante il promettente inizio di Campionato (vittorie all’Olimpico contro Roma e Lazio), alla lunga i bianconeri si sfaldarono e la società fu costretta a cambiare un’altra volta, mandando via Ferrara e affidando la panchina ad Alberto Zaccheroni. Il risultato fu un deludente settimo posto e una scottante eliminazione già al girone eliminatorio di Champions League, dove la Juventus chiuse con un umiliante 1-4 contro il Bayern Monaco, dove nemmeno Buffon, migliore in campo, riuscì a limitare i danni. Alla fine dell’anno, il portiere collezionò 35 presenze (27 in Campionato, 1 in Coppa Italia e 7 in Champions). Il vero “anno zero” per Buffon fu il 2010-2011, quando le sue presenze scesero fino a 17 (16 in Campionato e 1 in Coppa Italia) a causa di un ennesimo infortunio alla schiena accusato subito prima dei fallimentari Mondiali sud-africani: «[…] Sono preoccupato, per la schiena e il mio Mondiale […]»[xviii], rivelò il portiere che, nel frattempo, dovette anche più volte smentire l’addio alla Juventus: «[…] Ho una situazione molto ben delineata con la Juve e visto che da parte mia, e anche da parte loro, c'è una voglia di continuare questo tipo di rapporto, penso andremo avanti così e saremo felici di farlo, loro per i loro motivi ed io per i miei, che sono altrettanto importanti. I tanti attestati di stima e l'affetto dei tifosi della Juve che ho ricevuto non sono un valore che si può trascurare, e nel momento in cui uno poteva fare un certo tipo di valutazioni, hanno avuto il loro peso. L'amore dei tifosi che ho avuto è stato incredibile e impagabile. Sicuramente io ho dato molto, anche quando nessuno me lo chiedeva […] ma da loro ho ricevuto una enormità. […]»[xix]. La soluzione fu, gioco forza, l’intervento chirurgico che il portiere affrontò dopo il Mondiale: «[…] Sì, ho deciso. Basta vivere nell’incertezza: mi opero. Non immediatamente, con calma. E nel 2011 tornerò come nuovo. […] Magari rientro anche prima. Meglio! Però non mi illudo diciamo che sto pensando a gennaio. Nel senso che mi prenderò tutto il tempo di cui ho bisogno. […] Dico la verità. Avrei dovuto farlo prima. Però mi dicevano sempre che avevano bisogno di me. Ora ho bisogno io. […]»[xx].
La nuova Juventus di Agnelli e Marotta, che decisero di affidare la squadra a Luigi Del Neri andò incontro a un altro fallimento e a un altro settimo posto e Buffon riuscì a scendere in campo soltanto il 13 gennaio del 2011, in Juventus-Catania 2-0, gara valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia: «[…] Una bella emozione per chi ha vinto un mondiale e fatto una finale di Champions, giocato gare importanti. Una semplice partita di Coppa Italia a volte può avere dei risvolti molto significativi, come nel mio caso: alla fine sono soddisfatto. La parata su Pesce? È quello che devo fare, se non la faccio devo smettere di giocare. Ringrazio i tifosi, sono rimasto per loro anche se in questi anni molti mi hanno detto che cavolata hai fatto a rimanere 5 anni alla Juve...» […]»[xxi].
Chiusa l’ennesima parentesi negativa, la Juventus tornò finalmente a primeggiare, grazie all’arrivo sulla panchina bianconera dell’ex capitano Antonio Conte. Dimenticata la polemica del dopo Arezzo-Juventus di alcuni anni prima, Conte guidò una squadra rinnovata di cui Buffon rimase uno dei punti di riferimento: «[…] Ho fiducia nella mia società. […] Il nostro presidente ha vissuto l’epopea bianconera... […] Usciamo da due anni difficili, la Juve ha il dovere di fare meglio. […]»[xxii].
Partita con l’unico scopo di migliorare i due settimi posti raccolti nelle stagioni precedenti, la cavalcata della Juventus divenne presto entusiasmante e a fine anno i bianconeri vinceranno lo scudetto da imbattuti, piazzandosi al terzo posto in Europa per possesso di palla (dietro a Barcellona e Bayern Monaco). Alla trentunesima giornata, la Juventus eguagliò il record di imbattibilità dell’Inter 2006-2007, per poi superarlo alla partita successiva. I record non si fermarono qui e così, in concomitanza della vittoria a Novara alla trentacinquesima giornata, i bianconeri ottennero l’ottava vittoria di fila, per poi arrivare, con 38 risultati utili consecutivi, a battere il proprio record di risultati utili conseguiti nella stagione 1949-50. Infine, all’ultima giornata (vittoria 3-1 contro l’Atalanta), la Juventus raggiunse 43 risultati utili consecutivi, superando la striscia raggiunta dal Milan fra il 1992 e il 1993; e stabilì un nuovo record sui giocatori andati a segno (20). Buffon festeggiò così il suo quinto scudetto con la maglia bianconera: «[…] Aspettavo da sei lunghi anni. Dopo il Mondiale è la più grande gioia sportiva della mia vita. In questo scudetto ci sono tanti valori, tantissimo orgoglio, tantissima voglia di stupire, di sudare. È stata una cavalcata incredibile, uno scudetto meritatissimo. Questo è il motivo per cui sono rimasto qui, sapevo che non potevo finire senza vincere niente: certe cose uno se lo sente dentro. Io dopo la presentazione dello stadio ho detto a molte persone, compreso qualche ragazzo del Milan, che avremmo vinto lo scudetto. Oggi ringrazio i ragazzi dell’Inter per l’aiuto. Il lavoro paga: ho sempre pensato fosse un 20% di verità e un 80% di retorica, adesso ho capito che è il contrario. La seconda motivazione per la quale sono rimasto alla Juve è l’amore incondizionato e sempre dimostrato da parte dei miei tifosi e ve ne siete accorti tutti subito dopo il gol del Lecce. Per questa gente io farei di tutto. Lo scudetto lo dedico ai tifosi e alla mia famiglia e poi a Nedved, Trezeguet, Camoranesi e Salihamidzic che avevano provato a rifare grande la Juve. Mi auguro sia l’inizio di un’altra grande storia. La gioia di oggi è più intima e sentita delle altre. Ho giocato ogni partita come fosse una finale, senza sottovalutare nulla e senza essere superficiale. […]»[xxiii]. Le presenze di Buffon furono 35 (tutte in Campionato) e 16 gol al passivo.
Dopo l’addio di Alessandro Del Piero, Buffon divenne capitano della Juventus e i successi proseguirono con il ritorno a Torino della Supercoppa Italiana, conquistata a Pechino contro il Napoli. Nonostante lo scandalo Calcioscommesse che vide coinvolto Antonio Conte, la Juventus proseguì inarrestabile il suo cammino e per il portiere ex Parma arrivò un altro scudetto: «[…] Ci siamo tolti un peso, se così si può dire. […] Da luglio avevamo addosso questa responsabilità, dopo uno scudetto vinto avevamo solo da perdere. Avevamo l'imperativo di vincere, fossimo arrivati secondi qualcuno avrebbe storto il naso. Siamo stati bravi a gestire in alcune fasi la stagione e a fare lo scatto decisivo nel finale. […]»[xxiv]. Il rinnovato cammino in Champions, invece, si fermò ai quarti di finale, contro la corazzata Bayern Monaco che vinse 2-0 in casa e 2-0 a Torino: «[…] La Juventus è fra le prime otto squadre d'Europa, ed è da qui che dobbiamo ripartire per cercare di fare ancora meglio nei prossimi anni. […] E la nostra gente […] merita un plauso enorme. A fine gara i tifosi ci hanno incoraggiato lo stesso, come sempre. Hanno capito che abbiamo fatto il massimo per quelle che sono le nostre capacità attuali, e sentirli così vicino, in un momento di sconforto per noi giocatori, è stato importante, anzi eccezionale. […]»[xxv].
La rincorsa alla Champions proseguì anche la stagione successiva, in cui la Juventus dominò ancora una volta, vincendo prima un’altra Supercoppa Italiana (4-0 alla Lazio all’Olimpico) e il Campionato, conquistando il terzo scudetto consecutivo e stabilendo una serie di nuovi record: 102 punti, nessuno mai così in alto in Europa (Real Madrid e Barcellona si erano fermate a 100), 19 vittorie su 19 nelle partite disputate in casa, 57 punti conquistati tra le mura amiche (il Milan ne aveva raccolti 55 nella stagione 2005-2006), 14 successi fuori casa (eguagliata la Juve del 1949-‘50), 33 vittorie su 38 partite giocate, 17 punti di distacco sulla seconda (la Juventus di Lippi era arrivata a +10 nella stagione 1994-95), 30 gare consecutive in gol, 37 partite totali con gol e 106 reti segnate nelle partite ufficiali (eguagliata la Juve ’91-’92). A questi, si aggiunse il record personale che guadagnò Gianluigi Buffon, portando la propria imbattibilità a 745 minuti, la sesta migliore prestazione di sempre. A dispetto del dominio in Italia, il cammino in Europa fu ancora amaro, con la Juventus fuori dalla Champions già al girone eliminatorio, grazie alla sconfitta per 1-0 contro il Galatasaray, in una gara disputata su un campo impossibile. Fuori dalla Champions, la squadra di Conte provò l’avventura in Europa League (la cui finale si sarebbe disputata proprio allo Juventus Stadium), ma anche lì la sfortuna ci mise lo zampino e i bianconeri uscirono in semifinale, per mano del Benfica che dopo aver vinto 2-1 in casa, costrinse la Juventus sullo 0-0 nella gara di ritorno.
Forse sazio delle vittorie e dei record raggiunti, prima dell’inizio della stagione 2014-2015, Antonio Conte decise di lasciare la Juventus, scatenando lo scompiglio sia nella società che tra la tifoseria. Nel frattempo, Buffon giocò il suo quinto mondiale con la Nazionale, ma anche stavolta dovette tornare a casa in anticipo, eliminato dall’Uruguay nello spareggio decisivo. L’estromissione non andò giù al numero uno che non lesinò polemiche contro i giovani talenti italiani, incapaci di far fare il salto di qualità all’Italia: «[…] Leggo e sento spesso commenti ironici sull’età dei Pirlo, dei De Rossi, dei Buffon, dei Barzagli. Le chiacchiere passano e i fatti restano in campo: a rompersi le ossa per la causa, sono sempre gli stessi. […] Spesso i giovani vengono caricati di grandi aspettative, ma sotto c’è molta fragilità. Sento dire dal 2010 che l’Italia è vecchia. Se un giovane ha il talento per diventare un campione, non lo mandi in nazionale dopo tre, quattro partite ma gli fai arare l’erba in serie A. […]»[xxvi].
Scottato dalla delusione, Buffon ripartì con slancio nella nuova stagione juventina, sotto la nuova guida di Massimiliano Allegri. Nonostante i bianconeri steccarono il primo appuntamento, perdendo ai calci di rigore la Supercoppa Italiana contro il Napoli, la Juventus si confermò ancora una volta Campione d’Italia, alla faccia di tutti coloro che avevano dato per scontato che l’addio di Conte avrebbe riportato la Vecchia Signora nelle retrovie. Buffon fu ancora una volta protagonista, grazie alle sue 47 presenze (33 in Campionato, 1 in Coppa Italia e 13 in Champions League): «[…] Non mi stufo mai di vincere. Anzi, più si invecchia più i successi gratificano. […] Ho sempre gli occhi lucidi quando vinco, se non fosse così sarebbe meglio smettere di giocare. È lo scudetto numero 33? Domanda capziosa! Ho avuto la fortuna e l’onore di giocare per la Juve e di essere stato premiato nove volte: otto volte in Serie A (compresi i due titoli revocati, ndr) e una volta per aver vinto il campionato di B. […]»[xxvii]. Non contenti del quarto scudetto consecutivo, i bianconeri vinsero anche la loro decima Coppa Italia, battendo la Lazio in finale e arrivarono, dodici anni dopo, in finale di Champions League. Dopo la beffa del 2003, per Buffon rappresentò la chance di rivincita, ma contro gli extraterrestri del Barcellona, non ci fu niente da fare, nonostante un Gianluigi in forma strepitosa e protagonista di interventi degni di un fuoriclasse: «[…] Non tutti i muri vengono per nuocere, ma prima o poi tutti si sgretolano. Gigi Buffon non è un muro del pianto e tanto meno un muro della vergogna, così chiamavano all’ovest il muro di Berlino. Gigi Buffon è soprattutto un muro di gomma che con orgoglio respinge i colpi dei marziani blaugrana. Sono venuti a disegnare i loro graffiti colorati, ma Buffon all’integrità cromatica ci tiene, e la porta la vorrebbe sempre bianca. Capitola soltanto nel finale al folletto Neymar, il graffitaro più spumeggiante, dopo aver lottato ed essere rimasto in piedi, aver aggiustato le crepe e avere sperato ancora. I minuti di recupero stanno per finire quando il brasiliano infila Buffon per il 3-1 e chiude una partita che Gigi ha tenuto aperta con le sue manone e il suo orgoglio. Ma non sempre i sogni si avverano. A volte muoiono all’alba, come successe ai berlinesi quando una mattina d’estate si ritrovarono divisi in due. A volte muoiono nella notte, nello stesso stadio dove hai saltato felice. […]»[xxviii].
Nonostante la batosta, la Juventus è ripartita con grande entusiasmo e già nella prima sfida decisiva della stagione 2015-2016 ha vinto l’ennesima Supercoppa Italiana, la quinta per Gigi Buffon, ancora una volta protagonista: «[…] Amministrazione quasi ordinaria, però a negargli il tipico «s.v.» sono il diagonale di Onazi e soprattutto la botta da fuori di Anderson. Non si scompone e solleva da capitano la sesta Supercoppa (su 7 giocate): raggiunto il primatista Stankovic. […]»[xxix]. Non sazi dei successi, gli juventini danno la caccia al quinto scudetto consecutivo e realizzano il proprio sogno con due giornate di anticipo, grazie alla sconfitta del Napoli a Roma e alla precedente vittoria della Juventus a Firenze: «[…] Lo scudetto? È della Juve e del gruppo di lavoro che la società ha saputo mettere in piedi. Mandzukic come giocatore mi fa impazzire. Lo scudetto più bello? Questo, se arriva, e il primo. Non cambia vincerlo subito o la prossima settimana. La cosa che ci gratifica è esser andati a vincere uno scudetto dopo le mille avversità vissute ad inizio anno. Sì, è lo scudetto più bello di questi anni. Passato attraverso ad un milione di avversità, le hai superate tutte senza disunirti, soffrendo in silenzio e adesso ci prendiamo quello che ci siamo meritati. Un campionato iniziato nel peggiore dei modi che forse ha temprato questo gruppo portandolo a vincere il quinto scudetto consecutivo. Probabilmente gli schiaffoni che abbiamo preso ci hanno fatto bene Ci hanno ridestato dal sonno e han fatto sì che l’idea di compiere un’impresa simile fosse un ottimo stimolo per vincere ancora. Non so dire se sono più forte ora di qualche tempo fa. Quello che so è che come sono professionista adesso non lo ero dieci anni fa. Ma se non avessi capito di fare questo cambiamento secondo me non sarei riuscito a ottenere certe prestazioni come sto facendo in questo momento. […]»[xxx]. A coronare l’impresa, per Buffon arrivò anche il nuovo record di imbattibilità, portato dal portiere bianconero a 974’ (il precedente era di Sebastiano Rossi con 929’): «[…] Stamattina avevo un po’ di febbre, non mi sono svegliato bene, ma non potevo perdere questo tipo di gara. […] Era importante reagire dopo quanto accaduto a Monaco. Sono felice di giocare in questa squadra, è il record della Juventus, non mio. Sono stato anche fortunato nel raggiungerlo, perché i miei compagni di squadra non facevano calciare gli avversari. […]»[xxxi].
Sfortunato, per l’ennesima volta, il cammino in Champions League, proprio nell’anno in cui tutto sembrava a favore della Juve che, invece, è uscita tra mille rimpianti dopo un esaltante doppio scontro con il Bayern Monaco agli ottavi di finale. Fermati 2-2 a Torino, i bianconeri sono andati avanti 2-0 in Germania, ma negli ultimi venti minuti di partita si sono fatti raggiungere in maniere inaspettata, per poi crollare nei tempi supplementari e perdere 4-2: «[…] Il calcio è fatto di episodi e situazioni che si creano durante la gara, loro nel secondo tempo hanno fatto una gara prettamente offensiva e hanno creato quanto noi nel primo tempo, ma loro sono stati più cinici. Dispiace perché avevamo tenuto fino al 90’. Sono molto orgoglioso della squadra, questa sconfitta ci deve far capire che abbiamo fatto un ulteriore step in avanti rispetto lo scorso anno, questo è un ottimo viatico per arrivare nei prossimi due anni all’obiettivo che vogliamo raggiungere. Quest’oggi c’era la possibilità di uscire, ma un conto è farlo in maniera ignobile e un conto è farlo così, adesso ci concentreremo sul campionato e puntiamo il quinto scudetto. […]»[xxxii].
Deciso a continuare a inseguire il suo sogno e vincere, finalmente, la Champions con la Juventus, Buffon ha rinnovato il contratto, legandosi ai bianconeri per altri due anni, fino al compimento dei 40 anni: «[…] È un atto di fiducia della società nei miei confronti. Ho tanta stima per i miei compagni e per tutti i dirigenti. La strada che abbiamo intrapreso è fatta di un insieme di forze, dobbiamo convogliarle per arrivare a un obiettivo che possiamo raggiungere insieme con i miei compagni. La verità sta nel fatto che un giocatore riesce a iscriversi a grandissimi livelli e per più tempi, quando si lavora bene, quando ci sono persone che sanno il fatto loro, e non parlo di campo. La mia storia alla Juve la sapete tutti, spero possa concludersi nel modo migliore. […]»[xxxiii].



[i] f. bad., Buffon: macché miracoli, La Stampa, 20.11.1995, p. 31
[ii] Marco Ansaldo, Christian, sugello storico. Costacurta un libero antico, La Stampa, 30.10.1997, p. 29
[iii] m. ans., La forza di un centravanti che usa la testa, La Stampa, 27.08.2001, p. 27
[iv] Fabio Vergnano, Conte: siamo riusciti a riprenderci quanto ci avevano tolto a Perugia, La Stampa, 06.05.2002, p. 37
[v] Fabio Vergnano, Lo show privato di Buffon e Di Vaio, La Stampa, 26.08.2002, p. 29
[vi] Marco Ansaldo, Nedved & Del Piero i primi violini di Lippi, La Stampa, 11.05.2003, p. 31
[vii] Fabio Vergano, Ferrara e Davids, tacchetti roventi, La Stampa, 29.05.2003, p. 31
[viii] Fabio Vergnano, Buffon: «Volevo tirare io il primo rigore», La Stampa, 30.05.2003, p. 31
[ix] Fabio Vergnano, Lippi: «La Juve ha meritato questa Supercoppa», La Stampa, 04.08.2003, p. 35
[x] Alessandro Alciato, Capello: abbiamo dato tutto, non è bastato, La Stampa, 14.04.2005, p. 31
[xi] f. ver., Supergigi: meglio adesso che prima dei Mondiali, La Stampa, 17.08.2005, p. 29
[xii] Luigi Garlando, Buffon si incatena e libera Trezeguet, da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xiii] Andrea Elefante, Cannavaro, la vendetta del gladiatore, da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xiv] Luca Calamai, «Pensavamo di aver vinto Ci vuole più aggressività», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xv] Luca Curino, «In due-tre anni la Juve in finale di Champions», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xvi] Carlo Laudisa, Il Manchester City rilancia per Buffon offre 75 milioni, da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xvii] Redazione, Juventus-Chelsea, le nostre pagelle, da http://it.eurosport.com/. URL consultata in data 14.05.2016
[xviii] Anonimo, Choc Buffon: forte dolore. Mondiali sono a rischio, da www.tuttosport.com. URL consultata in data 14.05.2016
[xix] Redazione, "Buffon è prigioniero del contratto", da http://it.eurosport.com/. URL consultata in data 14.05.2016
[xx] Andrea Santoni, Buffon, annuncio choc: Mi opero e torno nel 2011, da www.corrieredellosport.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxi] Francesco Bramardo, «Che emozione... Come il Mondiale», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxii] Mirko Graziano, «Pirlo grande acquisto Melo critica? Se si chiude al 7° posto...», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxiii] Giovanni Battista Olivero, Buffon: «La gioia più grande dopo il Mondiale», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxiv] Francesco Bramardo, Buffon: «Antonio, che bello. Brindo a un altro 5 maggio», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxv] Calabresi-Mauro, Buffon si consola: «Meno male che c'è la Nazionale», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxvi] Gasport, Mondiali, Buffon: "I giovani? Ad arare". Cassano: "La smetta di fare la morale", da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxvii] Mirko Graziano, E Buffon non si abitua «Più invecchi, più godi» Elkann: «Questa è storia», da www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxviii] Alessandra Bocci, Buffon, l’ultimo muro di Berlino, www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxix] Fabio Licari, Le pagelle di FABIO LICARI, www.gazzetta.it. URL consultata in data 14.05.2016
[xxx] Elvira Erbì, Buffon: «Lo scudetto più bello. E voglio ciò che mi manca con la Juventus e l'Italia...», da www.tuttosport.com. URL consultata in data 14.05.2016
[xxxi] Redazione Sport, Gigi Buffon, il record di imbattibilità in serie A è suo. «Non si è numeri uno fuori da un gruppo», da http://sport.ilmessaggero.it. URL consultata in data 15.05.2016
[xxxii] Redazionejuvenews, Buffon: “Dispiace esserci andati così vicini, ma sono orgoglioso della squadra”, da www.juvenews.eu. URL consultata in data 14.05.2016
[xxxiii] Anonimo, Juve, Buffon: "Orgoglioso del rinnovo", da www.sportmediaset.mediaset.it/. URL consultata in data 14.05.2016

mercoledì 27 dicembre 2017

MIRALEM PJANIC - IL PIANISTA BIANCONERO

Da qualche giorno è disponibile, in esclusiva su Amazon, la mia nuova monografia juventina, stavolta dedicata a Miralem Pjanic, il Pianista bianconero, il numero 5 che dal suo discusso arrivo dalla Roma ha preso le redini del centrocampo juventino. Il libro è disponibile sia in ebook che su cartaceo, quest'ultima edizione è impreziosita da alcuni disegni di Elisabetta Del Medico.
Dalla guerra in Bosnia alla Juventus, la grande avventura umana e calcistica di uno dei più geniali calciatori in circolazione. Miralem Pjanic, il Pianista dei bianconeri, o Il Piccolo Principe della Roma, è uno dei centrocampisti più forti in Europa e nel mondo: classe sopraffina, straordinaria capacità di leggere prima degli altri ciò che succederà in campo, genio dei calci di punizione. 

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mercoledì 20 dicembre 2017

GUIDA AL CINEMA DI STEPHEN KING - NUOVA EDIZIONE

Dopo il discreto successo della prima edizione, torna, aggiornata e ampliata, la mia "Guida al cinema di Stephen King". Oltre a essere stata arricchita dalla nuova Prefazione a cura di Luigi Boccia, autore, tra le altre cose, di "Chi è Pennywise? Stephen King e l'uomo nero nella società moderna", questa nuova edizione offre, nella sola edizione cartacea, anche alcune pregevoli illustrazioni di Guido Saporito che immortalano alcuni dei migliori personaggi che ci ha regalato il cinema tratto dalle opere del Re. Il libro, disponibile anche in ebook, è in vendita esclusiva sugli store Amazon.

Pochi scrittori sono riusciti a condizionare il cinema come Stephen King: dagli anni ’70 a oggi, quasi tutti i suoi romanzi sono stati portati sul grande schermo o in televisione, sintomo della straordinaria capacità dell’autore americano di raccontare storie fatte apposta per trasformarsi in immagini. Registi come Brian De Palma, Stanley Kubrick, Rob Reiner e Frank Darabont, solo per citarne alcuni, si sono cimentati nella trasposizione di un libro di King, ottenendo in alcuni casi un successo strepitoso, in altri dando una svolta alla propria carriera. Il primo, nel 1976, fu De Palma che con "Carrie – Lo sguardo di Satana", suo secondo lungometraggio, ottenne il passaporto per la gloria, seguito a breve giro di posta da Tobe Hooper che portò in tv "Le notti di Salem" (1978) e soprattutto da Kubrick e il suo "Shining" (1980), causa di decennali polemiche tra il regista e King, il quale si è sempre dichiarato contrariato della rilettura cinematografica del suo romanzo. Partendo da queste basi, ma andando ben oltre, il libro ripercorre le tappe fondamentali che hanno fatto dell’autore americano uno dei più “sfruttati” al cinema, ma che lo hanno visto anche direttamente coinvolto (sua la regia di "Brivido" così come molte delle sceneggiature di altri film). Corredato dalla Prefazione di Luigi Boccia, dalla filmografia completa e impreziosito dalle interviste al regista Mick Garris ("L’ombra dello scorpione", "Shining" per la tv, "Riding the Bullet" e altri) e alla protagonista di "Cujo" Dee Wallace, questo volume racconta la genesi di tutte le pellicole (o serie tv) tratte da opere di King e le analizza dal punto di vista critico. "Da "Carrie" a "Shining", passando per "Misery non deve morire" e "Under the Dome", fino alla recente nuova trasposizione di IT. Il libro si candida a diventare una vera e propria bibbia per gli appassionati che potranno trovare aneddoti, curiosità e analisi critiche delle pellicole kinghiane, vivisezionate in ogni loro piccolo particolare."

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giovedì 5 ottobre 2017

IL NUOVO "IT" DI MUSCHIETTI SBARCA AL CINEMA

Secondo quanto scritto da Stephen King in IT, il pagliaccio assassino torna ogni ventisette anni per reclamare il suo credito di sangue ed esattamente dopo ventisette anni, il capolavoro del Re torna al cinema grazie alla nuova trasposizione firmata da Andy Muschietti. 
Un film atteso in modo spasmodico già all'indomani dell’annuncio, per molti l’atteso riscatto dopo la parziale delusione della mini-serie televisiva del 1990, e che va esaminato, come spesso accade quando ci si trova davanti a un’opera tratta da un romanzo, su due piani diversi: quello cinematografico e quello meta letterario. Se ci soffermiamo sul primo, questo primo capitolo di IT è un ottimo horror che piacerà sia al pubblico giovane che ai più nostalgici, che strizza l’occhio agli anni ’80, che gioca abilmente col contrasto tra luce e buio e che estremizza il rapporto tra “terra” e “sottoterra”. Muschietti costruisce un’escalation orrorifica degna dei migliori cult dei decenni passati e piena di archetipi del genere (dalla casa stregata agli zombie, fino ai fantasmi), puntando soprattutto su un mondo in bilico tra luce e tenebre, tra Inferno e Paradiso, in un costante scambio di ruoli dove la figura di Pennywise, il pagliaccio assassino, è l’ago della bilancia e i Perdenti l’elemento disturbante di questo equilibrio secolare. La Derry di Muschietti è l’anticamera dell’Inferno e Pennywise il suo spietato dittatore.
Se, invece, andiamo ad analizzare il film nell'ottica del romanzo di King, bisogna notare alcuni spiacevoli stonature, a partire proprio dallo spirito del libro del Re. Nel suo IT, King inserisce in un contesto horror, la storia del passaggio all'età adulta di un gruppo di bambini, per cui la battaglia contro Pennywise è il rito d’iniziazione. Come accaduto in altri suoi romanzi, basti pensare a L’ombra dello scorpione, i protagonisti di IT sono degli antieroi che si trovano, loro malgrado, costretti ad affrontare una sfida impari da cui, però, non hanno solo da perdere. Muschietti trascura questo aspetto, trasformando la banda di ragazzini impacciati (oggi si direbbe “sfigati”) in coraggiosi, quanto incoscienti, combattenti. Non c’è più traccia di quell'innocenza e di quell'ingenuità che trasudava da ogni pagina del libro e che perfino nella mini-serie del 1990 era stata rispettata. I Perdenti di Muschietti hanno poco a che spartire sia con quelli del romanzo che con quelli di Wallace che, a suo tempo, era riuscito a rispettare molto del libro, ma era stato tradito da pochi mezzi tecnici a disposizione. Lo stesso Pennywise non ha più quella connotazione ingannevole molto presente sia nel libro che nella mini-serie: se, infatti, Tim Curry era riuscito a fare del suo clown una vera trappola vivente, mantenendo quell'aspetto apparentemente innocente di un pagliaccio, in grado di attirare un bambino con un semplice sorriso o un palloncino, quello voluto da Muschietti e interpretato da Bill Skarsgard è, a tutti gli effetti, un mostro, la personificazione stessa del Male.
In definitiva, questo primo capitolo del nuovo IT giova sicuramente al cinema horror che ne trae nuova linfa, ma in quanto al presunto riscatto rispetto alla prima trasposizione televisiva, non c’è l’effettivo miglioramento sperato, anzi, a tratti, si prova anche nostalgia della miniserie, soprattutto per i personaggi.

giovedì 21 settembre 2017

IL RE COMPIE 70 ANNI

Ognuno di noi, nella propria vita, ha delle persone a cui tiene in maniera particolare. Che siano parenti o amici rientra nella normalità, ma che sia uno scrittore che neppure si è mai incontrato parrebbe per lo meno strano. Eppure è questo il sentimento che molti di noi, amanti di Stephen King, proviamo nei suoi confronti: un amico, un parente, un padre, un nonno, uno Zio che ci ha allietato la vita con i suoi libri. E oggi è un giorno particolare per questo nostro amico, perché il vecchio Steve compie 70 anni, un traguardo che lo rende ancora più importante e che cementa il mio, il nostro, rapporto con lui.
In tutti questi anni, di regali King ce ne ha fatti tanti, sfornando un libro dopo l’altro, una storia dopo l’altra, un capolavoro dopo l’altro. Ci ha aiutati ad affrontare le nostre paure, ci ha parlato di amicizia, di amore e di coraggio, ci ha insegnato tanto quanto avrebbe potuto fare un insegnante. Coi suoi romanzi ci ha fatto vivere vite che mai avremmo potuto apprezzare nella quotidianità, ci ha fatto conoscere personaggi che ognuno di noi porterà nel cuore per sempre, come compagni o amici a cui, ogni tanto, chiedere anche qualche consiglio. Chi di noi appassionati non si è mai ritrovato a chiedersi “cosa avrebbe fatto Bill Denbrough in una situazione del genere?” oppure cosa noi avremmo fatto al posto di Stu Redman o, ancora, a sorridere di fronte a situazioni che il Re ha descritto nelle sue pagine, perché tutto ciò che la mente di King ha creato in questo benedetti settanta anni ha superato qualsiasi ostacolo tra fantasia e realtà.
La dimostrazione di questa sua unica capacità è proprio il tempo trascorso in sua compagnia: io avevo dodici anni quando l’ho incrociato per la prima volta, in un caldo e noioso pomeriggio estivo, quando, aggirandomi per casa, adocchiai nella libreria un volume enorme spiccare tra gli altri. Un libro intonso, appena arrivato dall'allora Club degli Editori e che mi attirò quasi in maniera ipnotica. Per me che, fino ad allora, avevo letto quasi solo fumetti e qualche libricino magari lasciatomi dall'insegnante per le vacanze, quel tomo di oltre mille pagine rappresentò quasi una sfida, soprattutto quando, poi, vidi sulla copertina un bambino avvolto in una mantellina gialla e chino su una barchetta di carta, mentre dal tombino vicino sbucavano degli artigli. Da quel giorno, sono passi trent'anni e salvo un periodo di crisi durato un paio d’anni, King è stato un mio fido compagno di vita e di sogni. È colpa sua se ho cominciato a scrivere, al cinema tratto dai suoi libri ho addirittura dedicato un saggio, è merito suo se da allora i libri, suoi e di tanti altri, hanno rappresentato una costante nella mia vita. E sapere che oggi il Re compie settant'anni, è come scoprire di aver vissuto una vita parallela in cui, forse, c’è un pistolero che mi attende.