martedì 25 agosto 2026

La prima partita di calcio in TV: quando vedere una gara da casa sembrava fantascienza

Oggi seguire una partita senza essere allo stadio è la cosa più normale del mondo. Basta accendere il televisore, aprire un’app sul telefono o collegarsi a una piattaforma streaming per vedere in diretta campionati disputati a migliaia di chilometri di distanza. Il calcio è diventato uno degli spettacoli televisivi più importanti del pianeta e gran parte della sua enorme popolarità dipende proprio dal rapporto costruito con il piccolo schermo.

Eppure c’è stato un momento in cui vedere una partita attraverso un televisore sembrava quasi fantascienza. Bisogna tornare al 16 settembre 1937, in un’Inghilterra nella quale la televisione era ancora una tecnologia sperimentale. Quel giorno le telecamere della BBC entrarono ad Highbury, lo storico stadio dell’Arsenal, per trasmettere alcune fasi di una partita tra la prima squadra londinese e le proprie riserve. Non si trattava di una finale, né di un incontro ufficiale destinato a entrare negli almanacchi: era soprattutto un esperimento tecnico. Ma quel test avrebbe aperto una strada destinata a cambiare per sempre il modo di vivere il calcio.

Naturalmente il pubblico potenziale era minuscolo rispetto a quello di oggi. I televisori erano ancora rarissimi e la copertura del segnale molto limitata. Nessuno poteva immaginare che, meno di un secolo dopo, i diritti televisivi sarebbero diventati una delle principali fonti di ricavo delle società e che milioni di spettatori avrebbero potuto seguire la stessa partita in ogni parte del mondo.

Quella giornata di Highbury, però, rappresentò l’inizio di tutto.



Highbury, 1937: il calcio entra nel piccolo schermo

Quella trasmissione del 16 settembre 1937 aveva ben poco in comune con ciò che oggi intendiamo per diretta televisiva. La BBC mostrò soltanto alcune fasi dell’incontro tra Arsenal e Arsenal Reserves: si trattava ancora di verificare se una partita di calcio, con il pallone che si spostava su un campo molto ampio, potesse essere seguita in modo comprensibile attraverso le telecamere dell’epoca. Lo stesso Arsenal ricorda quell’esperimento come la prima volta in cui una partita di calcio venne ripresa e trasmessa in televisione.

Highbury, del resto, era già abituato alle innovazioni: dieci anni prima, il 22 gennaio 1927, lo stesso stadio aveva ospitato la prima radiocronaca in diretta di una partita di campionato, Arsenal-Sheffield United. All’epoca gli ascoltatori seguivano l’azione grazie anche a una curiosa griglia pubblicata sul Radio Times: il campo era diviso in otto settori numerati e uno dei commentatori indicava in quale zona si trovasse il pallone.

La televisione pose difficoltà ancora maggiori. Le apparecchiature erano ingombranti, le immagini in bianco e nero poco definite e seguire con continuità ventidue giocatori richiedeva soluzioni tecniche ancora tutte da sperimentare. Il passo successivo arrivò nel marzo 1938, quando la BBC annunciò la prima trasmissione televisiva integrale di una partita di calcio: Inghilterra-Scozia, giocata a Wembley. Per l’occasione furono predisposte più postazioni per le telecamere, una delle quali in corrispondenza della linea di metà campo, proprio per riuscire a seguire meglio lo sviluppo dell’azione.

Nel giro di pochi mesi, quindi, il calcio televisivo era passato da un breve esperimento tra prima squadra e riserve alla trasmissione completa di un incontro internazionale. La strada sembrava aperta, ma lo sviluppo della televisione sarebbe stato presto interrotto dalla Seconda guerra mondiale. Ci sarebbero voluti ancora molti anni prima che vedere una partita da casa smettesse di essere una curiosità per pochi e diventasse un’abitudine di massa.




Quando il calcio arrivò in televisione in Italia

In Italia bisogna aspettare il dopoguerra. Il 5 febbraio 1950, quando la televisione era ancora nella sua fase sperimentale, venne trasmessa Juventus-Milan. La Rai considera proprio quella partita l'inizio della narrazione sportiva televisiva italiana, anche se parlare di una diretta nazionale sarebbe fuorviante: il servizio televisivo regolare non esisteva ancora e la possibilità di ricevere quelle immagini era limitata a un pubblico molto ristretto.

La televisione italiana stava infatti ancora muovendo i primi passi: la Rai avrebbe iniziato una fase più strutturata di trasmissioni sperimentali nell'aprile del 1952, mentre il servizio televisivo regolare sarebbe partito soltanto il 3 gennaio 1954. Prima di allora assistere a una partita attraverso uno schermo era quindi un'esperienza riservata a pochissime persone e aveva ancora il sapore di una dimostrazione tecnologica.

Juventus-Milan rappresentava però una scelta ideale per mostrare le possibilità del nuovo mezzo. Il calcio era già uno degli spettacoli più popolari del Paese e una sfida tra due grandi squadre permetteva di sperimentare qualcosa che la radio non poteva offrire: non limitarsi a raccontare l'azione, ma mostrarla mentre accadeva.

Quel 5 febbraio 1950 il calcio italiano iniziava così un rapporto con la televisione destinato a cambiare entrambi. Per qualche anno sarebbe rimasto ancora un esperimento per pochi; poi, con la diffusione degli apparecchi televisivi nelle case, guardare una partita senza essere allo stadio avrebbe cominciato a entrare nelle abitudini degli italiani.



Dal laboratorio alla televisione di tutti

Il vero salto avvenne nel 1954, quando la Rai inaugurò ufficialmente il servizio televisivo regolare. A quel punto il calcio smise poco alla volta di essere soltanto un esperimento tecnico e cominciò a diventare uno dei contenuti più importanti del nuovo mezzo. Il 24 gennaio, appena tre settimane dopo l'avvio ufficiale delle trasmissioni, la Rai mandò in onda Italia-Egitto, partita di qualificazione ai Mondiali del 1954 conclusa 5-1 per gli Azzurri. È generalmente considerata la prima partita della Nazionale trasmessa dalla televisione italiana nell'era del servizio regolare.

Già pochi mesi prima, però, il pubblico aveva iniziato a conoscere il calcio attraverso un'altra formula destinata a diventare storica. L'11 ottobre 1953 era nata "La Domenica Sportiva": nella prima puntata vennero mostrati i “riflessi filmati”, come venivano chiamati allora gli highlights, di Inter-Fiorentina 2-1. Quando la televisione italiana iniziò le trasmissioni il 3 gennaio 1954, il programma era già arrivato alla tredicesima puntata.

All'inizio, però, vedere una partita in televisione restava un privilegio per pochi, perché gli apparecchi costavano molto, la rete dei trasmettitori copriva soltanto parte del Paese e alla fine del 1954 gli abbonati Rai erano appena 88.000. Quattro anni più tardi avrebbero superato il milione: un'indicazione di quanto rapidamente il televisore stesse entrando nella vita quotidiana degli italiani.

E con il televisore entrava anche il calcio. Per la prima volta non era più necessario essere sugli spalti o affidarsi alla voce di un radiocronista per assistere a un'azione: si potevano vedere i giocatori, seguire il pallone e discutere davanti allo stesso schermo di un gol o di una decisione arbitrale.

Era l'inizio di un rapporto destinato a diventare così stretto che, molti decenni dopo, sarebbe stato quasi impossibile immaginare il calcio senza la televisione e la televisione senza il calcio.


Quando il calcio diventò un appuntamento televisivo

Con la diffusione dei televisori nelle case, il rapporto tra calcio e piccolo schermo cambiò e la partita non era più soltanto un evento da vivere allo stadio o da seguire alla radio: diventava qualcosa da condividere in famiglia, nei bar, nei circoli e nei pochi luoghi che disponevano di un apparecchio televisivo.

Nei primi anni, però, la televisione non mostrava certo tutto il campionato come accade oggi. Le dirette erano limitate, la copertura tecnica ancora incompleta e le emittenti dovevano fare i conti anche con il timore che mostrare troppe partite potesse ridurre l'affluenza negli stadi. Per questo il calcio televisivo crebbe per gradi, alternando incontri trasmessi dal vivo, sintesi e programmi di approfondimento.

Fu proprio questa progressione a trasformare il modo di vivere il calcio. Lo spettatore cominciò a conoscere meglio giocatori e squadre lontani dalla propria città, a rivedere le azioni più importanti e a discutere delle partite sulla base delle immagini, non più soltanto dei racconti dei giornali o delle radiocronache. Il calcio nazionale acquistò così una dimensione sempre più condivisa.

Nel giro di pochi anni la televisione smise di essere un semplice mezzo attraverso il quale mostrare una partita e diventò parte integrante dello spettacolo calcistico. Telecamere, replay, commentatori e programmi sportivi avrebbero finito per modificare anche il modo in cui il pubblico percepiva una gara.

Da quel momento il calcio non apparteneva più soltanto a chi era presente sugli spalti. Apparteneva anche a chi lo guardava da casa.




Da Highbury allo streaming: un viaggio lungo quasi novant’anni

Quel 16 settembre 1937, quando la BBC sistemò le proprie telecamere ad Highbury per riprendere Arsenal-Arsenal Reserves, era difficile immaginare dove avrebbe portato quell’esperimento. Le immagini potevano essere ricevute da pochissimi apparecchi e la televisione stessa era ancora una novità che cercava di dimostrare le proprie possibilità. Eppure proprio quel giorno calcio e TV cominciarono un percorso comune destinato a cambiare entrambi.

Oggi siamo arrivati all’estremo opposto, perché una partita può essere seguita in diretta su un televisore ad altissima definizione, ma anche su un computer, un tablet o uno smartphone, praticamente ovunque ci sia una connessione. Possiamo rivedere un gol pochi secondi dopo, scegliere tra diverse competizioni e assistere nello stesso fine settimana a incontri disputati in continenti differenti.

In mezzo ci sono quasi novant’anni di innovazioni, dalle prime telecamere fisse alle immagini a colori, dalle dirette via satellite alla pay TV, fino alle piattaforme streaming. È cambiata la tecnologia ed è cambiato anche il calcio, che proprio grazie alla televisione ha superato i confini degli stadi e delle nazioni per trasformarsi in uno spettacolo globale.

Tutto, però, cominciò con qualcosa di molto più semplice: una partita tra l’Arsenal e le sue riserve, qualche telecamera e un numero minuscolo di spettatori davanti a uno schermo.

Quello che nel 1937 sembrava quasi fantascienza, oggi è diventato uno dei gesti più normali per milioni di appassionati: accendere uno schermo e guardare una partita di calcio.

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