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martedì 11 ottobre 2016

UNO SCOGLIO CHIAMATO SINOSSI

Da quando scrivo, sono sempre stato curioso di conoscere il modo di lavorare degli altri, soprattutto per capire quale fosse la strada per migliorare. Negli anni, ho incontrato tanti autori, e quelli che hanno attirato maggiormente la mia attenzione, sono sempre stati coloro che prima di scrivere il proprio libro, preparavano la famigerata sinossi, colei che Wikipedia definisce «[…] un compendio, o riassunto, di un'opera letteraria che permette di avere sott'occhio le sue parti essenziali. […]». Questi scrittori, il più delle volte, preparavano anche le schede dei personaggi, una scaletta e altre diavolerie che ogni volta alimentavano in me invidia e ammirazione. Li vedevo come dei in cima all'Olimpo, dotati di capacità superiori, perché io, da vent'anni a questa parte, una sinossi non sono mai riuscito a scriverla, trovandomi anche in difficoltà quando, ormai anni fa, gli editori me la chiedevano quando gli proponevo un mio lavoro. 
Ieri, però, alla vigilia dei quarantadue anni, questo incantesimo sembra si sia interrotto, grazie anche, e soprattutto, all’amico (e grande autore) Vincent Spasaro che, offertosi gentilmente di farmi da editor per il seguito di Un colpo alla speranza, fin dal primo momento mi ha detto che scrivere una sinossi è un modo per migliorarsi. Non è mai troppo tardi per imparare, e così ho scritto questa mia benedetta prima sinossi e ora non resta che sperare che lo abbia fatto bene, perché nel mio modo caotico di lavorare non c’è mai stato spazio per la programmazione. Ho sempre preferito scrivere di getto, partendo magari da un’idea, una scintilla, per poi procedere a braccio, come facevo anche a scuola quando mi interrogavano. Così, ecco le mille stesure, la maggior parte incompiute, di romanzi e racconti, forse proprio perché prive di programmazione. 
Non è stato facile scriverla, soprattutto perché, per la prima volta, mi sono visto costretto a stabilire a tavolino la storia, i suoi sviluppi e la sua conclusione, e ora ho una terribile paura che stravolgerò tutto, perché io e l’ordine non andiamo d’accordo. A casa non ho uno studio dove isolarmi, sto dieci ore al giorno in ufficio, ho poco tempo per scrivere e quando riesco a farlo, la maggior parte delle volte, lo faccio in soggiorno, con la televisione accesa e i bambini che corrono da una parte all'altra, giocando e urlando (anche in questo momento). Mi sono comprato un piccolo scrittoio da mettere in camera da letto per avere, almeno, un angolo studio, ma anche lì, la tranquillità è un optional. Potrei alzarmi presto la mattina, direte voi, oppure tirare tardi la sera, scrivendo quando tutti dormono, ma quando si hanno sei ore al giorno a disposizione per il tempo libero (otto ore di sonno sono per me vitali), ci vorrebbe un clone per fare tutto. Per fortuna ci sono i fine settimana, durante i quali a volte riesco a recuperare il terreno perduto, ma non sono, e credo non sarò mai, uno che scrive tutti i giorni con regolarità, mi è impossibile. È una fatica, si fanno i salti mortali per ritagliarsi qualche ora di scrittura, e ammetto di invidiare quelli che possono farlo liberamente, atteggiandosi magari ad artisti maledetti circondati dal fumo delle mille sigarette che fumano in un’ora e coi capelli scombinati o che possono farlo nei propri studi di avvocati o simili.
Ma torniamo alla sinossi, vero argomento di questo post: è vero che sono stato facilitato dal fatto che il romanzo è a buon punto, ma sono comunque orgoglioso per essere riuscito a scriverla, perché ho superato uno dei più grandi ostacoli della mia vita da scribacchino o aspirante tale. Fino a pochi giorni fa, su Facebook, avevo detto che per me era un vero incubo, che non sarei mai riuscito a scriverne una e invece, oggi, ce l’ho fatta. E come si sa, una volta superato un ostacolo, gli altri li prendi di slancio.
Appuntamento su Amazon, quindi.

sabato 17 settembre 2016

SUL VALORE DEGLI E-BOOK

Questo post nasce da una discussione su Facebook in cui ho espresso il mio disaccordo per la decisione della Sperling & Kupfer, casa editrice facente parte del gruppo Mondadori e quindi non una indipendente (segnatevi questo punto, perché è di vitale importanza per capire la mia posizione), di far pagare l’e-book del prossimo romanzo di Stephen King “Fine turno” 9,99 euro a fronte di un cartaceo fissato sulle librerie on-line a 16,92. È davvero giusto che tra edizione cartaceo e digitale ci sia una differenza di prezzo di solo il 35% circa? A mio avviso no, perché leggere in e-book e leggere su carta non è la stessa cosa: i miei interlocutori, tra i vari argomenti, adducevano il fatto che tu compri un prodotto, non conta il supporto, ma allora io mi chiedo perché molti videogiochi per PC costano meno di quelli per la Playstation o quelli della Playstation spesso si pagano meno di quelli per la Xbox 360? In fondo il prodotto è lo stesso. Un altro argomento da loro addotto è il rientro dei costi di produzione di un e-book, ma una volta lavorato sul cartaceo, cosa c’è da aggiungere per l’edizione digitale? La traduzione è già stata fatta, l’impaginazione anche e per quanto riguardo la distribuzione, case editrici come Sperling & Kupfer possono contare su un distributore proprio e su piattaforme web di proprietà, quindi quale sarebbe la spesa per la sola edizione in e-book? Praticamente nessuna, forse la distribuzione nelle piattaforme non di proprietà (sempre se non rientra in quella del cartaceo). Questo ragionamento potrebbe filare se si parlasse di una casa editrice indipendente che deve sobbarcarsi tutti i costi e pagare traduttore, tipografo, distributore e redattori, ma non per un’industria come il gruppo Mondadori che ha tutto in casa. Sarebbe come se io, produttore di formaggio, facessi pagare il mio prodotto quanto chi, invece, si serve da un fornitore. Insomma, l’e-book, non è altro che l’ombra del cartaceo, su cui l’editore investe due spiccioli, ancora meno se si tratta di un grande editore. 
E allora perché farlo pagare dieci euro? Io un’idea ce l’avrei e molti non saranno d’accordo, naturalmente, ma voglio comunque esprimerla: ai grandi gruppi editoriali non frega nulla delle edizioni digitali, se fosse per loro il mercato degli e-book potrebbe anche non esistere, da un lato perché in Italia in digitale si legge ancora troppo poco e dall’altra perché preferiscono puntare sul cartaceo, avendo spesso anche librerie di proprietà. E non è un caso che sia la prima volta che Sperling & Kupfer pubblica contemporaneamente edizione digitale ed edizione cartacea di un romanzo di King, spinta dalle pressanti richieste dei lettori che erano stufi di aspettare uno o due anni prima di poter acquistare l’e-book, ma che ora si troveranno a dover sborsare dieci euro, una cifra a mio avviso esagerata, se teniamo conto della differenza col cartaceo. Leggere in e-book non può costare solo sei euro in meno del libro di carta, perché, lo ripeterò fino alla nausea, il supporto conta eccome, come conta la marca degli oggetti che compriamo tutti i giorni e perché è grande la differenza tra giocare a PES sul PC piuttosto che sulla Playstation. A mio avviso, opinione personale, è chiaro, la strategia di Sperling & Kupfer è quella di poter dire di aver soddisfatto le richieste dei suoi lettori, ma dall’altro lato ha fissato un prezzo che scoraggerà l’acquisto dell’edizione digitale, prendendo due piccioni con una fava: essere andata incontro alle esigenze dei lettori, ma spingerli a preferire il cartaceo.
Io per primo, per i miei libri autoprodotti, non faccio pagare l’e-book più di 4,99 euro, dieci euro e oltre meno del cartaceo, ma non perché svilisco l’edizione digitale, ma perché so che leggere un libro sul Kindle non è la stessa cosa che leggerlo su carta. Questo è quanto ho imparato da quando ho cominciato la mia avventura su Amazon. E se posso farlo io, povero indipendente che paga due spiccioli i suoi collaboratori, spesso regalandogli due bottiglie di vino o un cesto natalizio, perché non può farlo un grande editore? Un editore che non ha in esclusiva i miei romanzi, ma quelli di un certo Stephen King?

venerdì 17 giugno 2016

"UN COLPO ALLA SPERANZA", ROMANZO ZOMBIE-APOCALITTICO IN EBOOK E CARTACEO

Dopo il racconto “Protocollo 19”, Marcello Gagliani Caputo torna a raccontare l’apocalisse zombie nel romanzo “Un colpo alla speranza”, disponibile in esclusiva su Amazon in ebook e cartaceo.

TRAMA - In seguito a delle misteriose aggressioni avvenute durante un corteo di protesta nel centro città, in pochi giorni Roma piomba nel caos, in mano a orde di folli cannibali che uccidono e saccheggiano le strade della Capitale. Dopo due settimane dai tumulti, in una città ormai distrutta e abbandonata, Marco e Pietro, la cui amicizia è nata proprio durante i disordini, decidono di lasciare Roma nella speranza di congiungersi con la sorella di Marco, a Sabaudia. Il loro sarà un viaggio pieno di insidie, in cui incontreranno altri sopravvissuti, ma grazie al quale scopriranno, soprattutto, che fine ha fatto il mondo che conoscevano.


L'AUTORE: Marcello Gagliani Caputo è nato a Palermo il 30 ottobre 1974 e vive a Roma con la famiglia. Ha pubblicato diversi saggi di cinema, tra cui le guide al cinema di Stephen King e della coppia Bud Spencer e Terence Hill e “Universal Monsters - L'epopea dei mostri in bianco e nero”. Agli zombie ha dedicato gli ebook “Zombie al cinema” e “Zombie in TV”, mentre alla Juventus la collana “Almanacco Juventino”, “Da Platini a Pogba - La Juventus dei campioni francesi” e “Paulo Dybala. La Joya argentina”. Ha raccontato la storia della Champions League in “Champions Italia - Le italiane e la coppa dei Campioni” ed è autore dei racconti “L'ultima corsa”, “Il gioco”, “Protocollo 19” e “L'uomo col papillon”.
Il sito dell'autore è http://marcellogaglianicaputo.blogspot.com