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mercoledì 7 dicembre 2011

La notte chiama e altre storie

La notte chiama e altre storie
di Nicola Lombardi e Luigi Boccia
Dark House Books
pp. 211
€ 15,50

Sul portale www.horror.it è stata pubblicata la mia recensione della raccolta di racconti La notte chiama e altre storie di Nicola Lombardi e Luigi Bocca, Dark House Books, un libro in cui tradizione e innovazione di mescolano alla perfezione.

Questo il link per leggere la recensione: www.horror.it

venerdì 28 ottobre 2011

Ghost - Richard Matheson


Ghost
di Richard Matheson
Fanucci Editore
pp. 240
€ 10,00

Sul Blog Corpi Freddi è stata pubblicata la mia recensione del romanzo di Richard Matheson Ghost, Fanucci Editore, un nuovo incubo in cui il classico tema della casa stregata viene rivisitato dal maestro dell'orrore.


Questo il link per leggere la recensione: corpifreddi.blogspot.com

giovedì 11 agosto 2011

Mucchio d'ossa


Mucchio d’ossa
Stephen King
Sperling & Kupfer
pp. 640
€ 11,90

Gli anni a cavallo tra il vecchio e nuovo secolo hanno rappresentato per Stephen King un punto di svolta drammatico. Il 18 Giugno del 1999, infatti, la vita dello scrittore americano fu sconvolta da un terribile incidente (fu investito durante la sua giornaliera passeggiata a piedi) a causa del quale rischiò la vita rimanendo per diverso tempo su una sedia a rotelle.

Figli di questa sofferenza (l’autore venne sottoposto a ben sette interventi chirurgici) furono anni più tardi romanzi come La storia di Lisey, Duma Key e The Dome in cui King ci offrì la sua personale visione del percorso di sofferenza e del superamento del dolore, esattamente come dovette fare lui stesso dopo l’incidente. Ma ancora prima del tragico episodio, in modo quasi premonitorio, già in Mucchio d’ossa (1998) si vive quella straordinaria drammaticità, quella stessa quotidianità di cui sono permeati i romanzi sopra citati.  Oltre, infatti, ai “canonici” temi che hanno da sempre accompagnato King nella sua vita narrativa (la tensione e la verosimiglianza di storie e personaggi), in Mucchio d’ossa ci sono anche il dramma di un uomo distrutto dalla morte inaspettata della moglie incinta e la lotta disperata di una giovane madre contro la prepotenza del suocero che vorrebbe portarle via l’unica figlia.

In Mucchio d’ossa, il capolavoro di King sta nell’aver saputo mixare con maestria argomenti scottanti e attuali con quel pizzico di horror classico che, in questo caso, è espresso sì tramite la presenza di fantasmi, ma soprattutto attraverso la figura spettrale e malvagia del vecchio magnate Max Devore (personaggio che molto riporta al Randall Flagg de L’Ombra dello Scorpione e de Gli occhi del Drago). Ma come in tutti i libri dello scrittore americano, al Male si contrappone il Bene e in Mucchio d’ossa esso è rappresentato dallo scrittore in crisi Michael Noonan, il vero protagonista della storia… poi Mattie Devore e la piccola figlia Kyra, ma soprattutto il fantasma di Jo, la moglie deceduta di Michael che anche dopo la morte rimane vicina al proprio marito e lo aiuta a portare a compito la sua missione. Una missione che porterà il protagonista ad affrontare la sua stessa vita, il suo stesso destino attraverso la liberazione del paese e della sua residenza estiva dalla presenza malvagia e vendicativa dello spirito della cantante nera Sara Tidwell, violentata e uccisa in quei luoghi tanti anni prima. Portando a termine la propria missione, Michael non solo salverà la piccola Kyra destinata a essere l’ultima vittima della vendetta della Tidwell, ma salverà la sua stessa vita e il suo eterno legame con la moglie.

Chi leggerà o ha già letto questo libro non ricorderà di certo Max Devore, crudele suocero che vuole portare via la bambina a Mattie, o la sua spaventosa assistente, ma porterà per sempre nel cuore personaggi come la stessa Mattie Devore, la nuora “ribelle” del vecchio o la piccola Kyra (“reincarnazione” della figlioletta mai nata del protagonista) e qualche lacrima verrà probabilmente versata. Perché King ci fa vivere con loro, ci fa vedere tutto ciò che gli accade, e alla fine del romanzo ciò che rimarrà dentro non è la lotta tra i fantasmi, lo spaventoso temporale o la vecchia e spettrale figura di Max Devore seduto sulla sua sedia a rotelle con la sua mascherina per l’ossigeno tra le mani, ma l’amore di Mattie per sua figlia, l’amore di Jo per suo marito. Tutti argomenti che con la narrativa horror hanno avuto sempre poco a che fare.

Ancora una volta King dimostra di saper instillare nella narrativa classica quella dose di brivido tipica della letteratura horror, inserendo spettri, mostri e creature dell’al di là in un ambiente normale e quotidiano. Ecco così venire fuori la forza delle sue storie e dei suoi personaggi: persone normali e semplici, persone che vivono, soffrono e si disperano, ma che alla fine riescono sempre a trovare quell’essenza che sta dentro ognuno di noi, ma che in pochi riescono davvero a percepire e a capire.

Alla fine del romanzo King cita Thomas Hardy:  “ …Scrisse ancora in versi per altri vent’anni e quando qualcuno gli chiedeva perché avesse abbandonato la prosa rispondeva che non capiva lui stesso perché vi si fosse affannato per tanto tempo. Con il senno di poi gli sembrava stupido, diceva. Inutile“. È il brano più importante, perché in fondo, come diceva il saggio pistolero Roland di Gilead:"...tutti noi abbiamo un ka…e volenti o nolenti dobbiamo seguirlo”.


martedì 26 luglio 2011

The Others

Film scritto e diretto dal talentuoso regista ispanico-cileno Alejandro Amenabar (Tesis, Apri gli Occhi), The Others si inserisce nella serie di produzioni cinematografiche thriller-horror che a cavallo tra la fine del XX e l’inizio del XXI secolo invasero le nostre sale, con lo scopo di esorcizzare in qualche modo le paure scatenate dall’inizio del nuovo millennio.

In poco più di due anni, numerosi autori e registi si gettarono a capofitto nel nuovo e promettente filone inaugurato dall’innovativo The Blair Witch Project (1999), mentre altri preferirono sfruttare il mai tramontato scenario di una ipotetica fine del mondo (Giorni Contati, 1999). Amenabar scelse, invece, di seguire la strada tracciata da Michael Night Shyamalan col suo capolavoro Il Sesto Senso (1999), film in cui cambia la concezione di horror moderno: l’uomo, infatti, non si trova più a combattere contro mostri, alieni o potenze demoniache, ma è impegnato nella ricerca del senso della propria vita.

The Others è ambientato nell’Inghilterra del secondo dopo guerra, sulla sperduta isoletta di Jersey: Grace Stewart (Nicole Kidman) è una donna sola, il cui marito è disperso in guerra, che deve allevare due figli affetti da porfiria, una rarissima malattia che impedisce loro di esporsi alla luce del giorno. La vita nella grande casa, con le tende sempre tirate per impedire alla luce di entrare, è tetra e inquietante, ancora di più quando in aiuto della famiglia arrivano due misteriose donne e un uomo che avevano già prestato servizio nella casa molti anni prima. Ben presto la gigantesca dimora isolata, che fino ad allora li aveva protetti dalle barbarie della guerra, si trasforma in una trappola mortale, in un susseguirsi di fenomeni paranormali, voci, sospiri e presunte visioni: porte che si aprono e si chiudono da sole, tasti del pianoforte premuti da non si sa quale forza, notti disturbate da rumori misteriosi, tende, le preziose tende, che spariscono, portate via non si sa da chi…

The Others è un film che tiene sempre alta la tensione e il pathos nello spettatore, sia grazie al completo isolamento a cui sono costretti i protagonisti, letteralmente prigionieri in una immensa dimora signorile circondata da un parco sempre avvolto dalla nebbia, che al modo con cui il regista ci mostra col contagocce ciò che gli accade. I primissimi piani del viso terrorizzato della Kidman, il respiro affannoso e spaventato dei suoi figli nascosti nell’armadio, i presunti dispetti di Victor, un fantasma che sembra divertirsi ad aprire le tende della stanza dei bambini, i rumori provenienti dal piano di sopra…tutti indizi che ci inducono ad aver paura senza però vedere mai niente. Ecco perché The Others può considerarsi quasi una costola de Il sesto senso: anche lì tutto si sentiva e niente, o quasi, si vedeva. Il pathos e la tensione sono abilmente costruiti senza dover ricorrere all’horror classico o al grandguignol, ma soltanto grazie a perfetti quadri in cui tutto può succedere e niente è scontato. Tutto questo fa di The Others un ottimo horror paranormale, da vedere (o rivedere) sicuramente.