Il 27 giugno 2016 se ne andava Bud Spencer, uno dei personaggi più amati del cinema italiano. Per generazioni di spettatori è stato il gigante buono per eccellenza: burbero, affamato, apparentemente poco incline ai sentimentalismi e sempre pronto a distribuire schiaffoni quando qualcuno se la prendeva con i più deboli.
Per chi è cresciuto con i suoi film, però, Bud Spencer è stato qualcosa di più di un attore. Insieme a Terence Hill ha costruito un tipo di cinema capace di attraversare epoche, confini e generazioni. Film trasmessi decine di volte in televisione continuano ancora oggi a essere guardati come se fossero vecchi amici che tornano a farci visita.
Ho avuto anche la fortuna di conoscerlo personalmente, trascorrendo con lui una giornata a Roma in occasione di un'intervista realizzata per il mio libro Guida al cinema di Bud Spencer e Terence Hill. Il ricordo è quello di un uomo enorme non soltanto fisicamente: diretto, ironico, disponibile e dotato di quella stessa presenza rassicurante che aveva accompagnato milioni di spettatori sullo schermo.
Eppure Carlo Pedersoli, questo il suo vero nome, sosteneva di non essere mai stato davvero un attore.
«Io sono un personaggio»
Bud Spencer amava ripetere una distinzione che raccontava bene il modo in cui considerava la propria carriera. L'attore, secondo lui, era qualcuno che aveva studiato, frequentato un'accademia e imparato una professione. Lui non aveva fatto nulla di tutto questo. Si considerava piuttosto un personaggio.
Ed è difficile dargli torto. Il pubblico non andava a vedere Bud Spencer per assistere alla sua trasformazione in uomini ogni volta diversi. Voleva ritrovare proprio lui: la mole impressionante, la barba, lo sguardo insofferente, la fame insaziabile, il carattere apparentemente scontroso e soprattutto quella particolare idea di giustizia secondo la quale, prima o poi, il prepotente meritava una bella dose di ceffoni.
Quel personaggio nacque quasi per caso, perché prima del cinema, Carlo Pedersoli aveva vissuto diverse vite. Era stato un grande nuotatore, aveva partecipato a due Olimpiadi e fu il primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero. Aveva studiato chimica, lavorato e viaggiato, senza immaginare che il cinema sarebbe diventato la parte più conosciuta della sua esistenza.
L'incontro che cambiò tutto
La svolta arrivò con Dio perdona... io no! nel 1967.
Anche la nascita della coppia Bud Spencer-Terence Hill fu figlia del caso. Il ruolo affidato a Hill avrebbe dovuto essere interpretato da un altro attore, Peter Martell, costretto però a rinunciare. Mario Girotti prese il suo posto e, proprio in quell'occasione, i due attori adottarono i nomi destinati a renderli famosi in tutto il mondo.
All'inizio nessuno aveva ancora compreso quale potenziale ci fosse nella coppia.
Bud Spencer stesso ricordava con ironia quanto fosse difficile immaginare, in quegli anni, che un uomo della sua corporatura potesse diventare il protagonista di film d'azione. Dio perdona... io no! conservava ancora molte caratteristiche dello spaghetti western tradizionale e Terence Hill occupava una posizione più centrale.
Fu con I quattro dell'Ave Maria che il rapporto tra i due cominciò ad assumere una fisionomia più precisa. Poi arrivò Lo chiamavano Trinità ... e tutto cambiò.
Quando il western cominciò a far ridere
Il successo di Lo chiamavano Trinità ... non dipese soltanto dai due protagonisti. Il film introdusse un modo diverso di affrontare un genere che negli anni precedenti era diventato uno dei simboli del cinema italiano.
Bud Spencer non amava definire i suoi film “spaghetti western”, preferiva parlare di western comici. La differenza era sostanziale, perché le pistole e le sparatorie lasciavano spesso spazio a pugni, schiaffi e scazzottate costruite quasi come numeri da commedia. La violenza perdeva la propria dimensione tragica: nessuno sembrava farsi davvero male e il pubblico poteva ridere mentre decine di cattivi venivano messi fuori combattimento.
Dietro quella comicità c'era una tradizione molto più antica. Spencer indicava modelli come Stan Laurel e Oliver Hardy, Buster Keaton e Charlie Chaplin: artisti capaci di far ridere attraverso ciò che accadeva e attraverso il corpo, non soltanto attraverso le battute.
Era uno dei segreti fondamentali del successo internazionale della coppia, perché la comicità verbale può perdersi nel doppiaggio o risultare incomprensibile fuori dal proprio contesto culturale. Un enorme Bud Spencer che cerca soltanto di mangiare in pace mentre Terence Hill lo trascina nell'ennesimo guaio, invece, funziona ovunque.
Due caratteri opposti
Anche fuori dallo schermo Spencer e Hill erano molto diversi. Terence Hill era più preciso, rigoroso e legato al copione, mentre Bud Spencer preferiva andare a braccio, modificare una battuta, inventare un gesto o seguire ciò che gli veniva naturale in quel momento.
Quella differenza finì per diventare uno dei punti di forza della coppia.
Hill era agile, sorridente, provocatorio, sempre pronto a complicare la situazione. Spencer sembrava desiderare soltanto di mangiare e di essere lasciato in pace, fino a quando qualcuno non superava il limite.
Anche la centralità del cibo, diventata uno dei marchi di fabbrica dei loro film, nasceva da una comicità elementare e immediatamente comprensibile. Fagioli, padelle enormi, tavolate e competizioni gastronomiche facevano parte del personaggio quanto gli schiaffi.
I due continuarono a lavorare insieme per molti anni senza trasformare la propria diversità in rivalità . Ed è forse uno degli aspetti più insoliti della loro storia: una delle coppie più famose del cinema riuscì a rimanere tale anche fuori dal set.
Il pubblico prima di tutto
Bud Spencer aveva un'idea molto precisa del proprio successo: non tradire mai le aspettative dello spettatore. Aveva capito che il pubblico voleva ritrovare determinate caratteristiche e non considerava questa ripetizione un limite. Al contrario, riteneva che fosse una sorta di patto.
Il suo personaggio poteva cambiare mestiere, epoca o ambientazione, ma conservava alcuni elementi fondamentali: era quasi sempre un uomo che desiderava vivere tranquillamente e che finiva controvoglia per diventare un difensore dei più deboli. Un giustiziere manesco, ma raramente aggressivo senza motivo.
Quando provava ad allontanarsi troppo da questa immagine, il pubblico reagiva con maggiore freddezza. Spencer raccontava, per esempio, di aver avvertito questa distanza in Charleston, dove interpretava un personaggio più elaborato e intelligente del solito. Il pubblico voleva anticipare ciò che Bud avrebbe fatto ed era proprio quella prevedibilità a diventare rassicurante.
Non soltanto Terence Hill
Sarebbe però sbagliato ridurre la carriera di Bud Spencer alla sola coppia con Terence Hill. Lavorò con numerosi attori e registi, passando dalla commedia al western, dal poliziesco all'avventura. Recitò accanto a Giuliano Gemma, collaborò con figure importanti del cinema internazionale e, negli ultimi anni della carriera, trovò anche occasioni molto lontane dal personaggio che lo aveva reso celebre.
Una delle esperienze che ricordava con maggiore orgoglio era Cantando dietro i paraventi di Ermanno Olmi. Spencer considerava Olmi uno dei grandi maestri del cinema e raccontava con soddisfazione come il regista fosse riuscito a privarlo di tutte quelle caratteristiche che il pubblico normalmente si aspettava da lui, costringendolo (per usare la sua stessa ironia) a “fare l'attore”.
Era la dimostrazione che dietro il personaggio esistevano possibilità che il cinema commerciale aveva esplorato soltanto in parte.
I film che non invecchiano
Bud Spencer era consapevole della forza della televisione: al cinema uno spettacolo viene visto per un periodo limitato; la televisione può invece riportarlo continuamente davanti a nuove generazioni. Ed è esattamente ciò che è accaduto ai suoi film.
Lo chiamavano Trinità ..., ...Continuavano a chiamarlo Trinità , ...altrimenti ci arrabbiamo!, I due superpiedi quasi piatti, Pari e dispari, Chi trova un amico trova un tesoro e tanti altri sono diventati appuntamenti televisivi ricorrenti. Figli hanno scoperto gli stessi film amati dai padri, che a loro volta li avevano visti con i propri genitori.
È una forma di immortalità cinematografica che pochissimi attori riescono a ottenere.
Spencer stesso osservava che realizzare un nuovo film con Terence Hill avrebbe avuto poco senso quando i vecchi titoli continuavano a ottenere milioni di spettatori a ogni nuovo passaggio televisivo e aveva ragione.
Molto più di un attore
Carlo Pedersoli visse una quantità quasi incredibile di esperienze. Sportivo, attore, cantante, compositore, inventore, imprenditore e perfino candidato politico: il cinema rappresentò soltanto una delle molte vite che attraversò.
E forse proprio per questo continuò sempre a guardare con una certa distanza il concetto di celebrità . Considerava il successo cinematografico qualcosa di fragile, perché dipende dal pubblico e può scomparire rapidamente. I risultati ottenuti nello sport appartenevano invece a lui e nessuno avrebbe potuto cancellarli.
La popolarità , soprattutto, non doveva cambiare la persona. Finché qualcuno gli avesse chiesto un autografo, diceva, avrebbe significato che il pubblico si ricordava ancora di lui.
A dieci anni dalla sua scomparsa, sappiamo che non c'era molto da temere. Bud Spencer continua a vivere nei suoi film, nelle battute che gli spettatori conoscono a memoria, nelle scazzottate accompagnate da suoni improbabili, nelle pentole di fagioli e in quell'immagine di gigante burbero che, inevitabilmente, finiva sempre dalla parte giusta.
Non fu soltanto un attore e nemmeno soltanto un personaggio. Fu Bud Spencer.
E probabilmente aveva ragione quando sosteneva che quel personaggio nessuno avrebbe potuto interpretarlo meglio di lui.




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