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giovedì 5 ottobre 2017

IL NUOVO "IT" DI MUSCHIETTI SBARCA AL CINEMA

Secondo quanto scritto da Stephen King in IT, il pagliaccio assassino torna ogni ventisette anni per reclamare il suo credito di sangue ed esattamente dopo ventisette anni, il capolavoro del Re torna al cinema grazie alla nuova trasposizione firmata da Andy Muschietti. 
Un film atteso in modo spasmodico già all'indomani dell’annuncio, per molti l’atteso riscatto dopo la parziale delusione della mini-serie televisiva del 1990, e che va esaminato, come spesso accade quando ci si trova davanti a un’opera tratta da un romanzo, su due piani diversi: quello cinematografico e quello meta letterario. Se ci soffermiamo sul primo, questo primo capitolo di IT è un ottimo horror che piacerà sia al pubblico giovane che ai più nostalgici, che strizza l’occhio agli anni ’80, che gioca abilmente col contrasto tra luce e buio e che estremizza il rapporto tra “terra” e “sottoterra”. Muschietti costruisce un’escalation orrorifica degna dei migliori cult dei decenni passati e piena di archetipi del genere (dalla casa stregata agli zombie, fino ai fantasmi), puntando soprattutto su un mondo in bilico tra luce e tenebre, tra Inferno e Paradiso, in un costante scambio di ruoli dove la figura di Pennywise, il pagliaccio assassino, è l’ago della bilancia e i Perdenti l’elemento disturbante di questo equilibrio secolare. La Derry di Muschietti è l’anticamera dell’Inferno e Pennywise il suo spietato dittatore.
Se, invece, andiamo ad analizzare il film nell'ottica del romanzo di King, bisogna notare alcuni spiacevoli stonature, a partire proprio dallo spirito del libro del Re. Nel suo IT, King inserisce in un contesto horror, la storia del passaggio all'età adulta di un gruppo di bambini, per cui la battaglia contro Pennywise è il rito d’iniziazione. Come accaduto in altri suoi romanzi, basti pensare a L’ombra dello scorpione, i protagonisti di IT sono degli antieroi che si trovano, loro malgrado, costretti ad affrontare una sfida impari da cui, però, non hanno solo da perdere. Muschietti trascura questo aspetto, trasformando la banda di ragazzini impacciati (oggi si direbbe “sfigati”) in coraggiosi, quanto incoscienti, combattenti. Non c’è più traccia di quell'innocenza e di quell'ingenuità che trasudava da ogni pagina del libro e che perfino nella mini-serie del 1990 era stata rispettata. I Perdenti di Muschietti hanno poco a che spartire sia con quelli del romanzo che con quelli di Wallace che, a suo tempo, era riuscito a rispettare molto del libro, ma era stato tradito da pochi mezzi tecnici a disposizione. Lo stesso Pennywise non ha più quella connotazione ingannevole molto presente sia nel libro che nella mini-serie: se, infatti, Tim Curry era riuscito a fare del suo clown una vera trappola vivente, mantenendo quell'aspetto apparentemente innocente di un pagliaccio, in grado di attirare un bambino con un semplice sorriso o un palloncino, quello voluto da Muschietti e interpretato da Bill Skarsgard è, a tutti gli effetti, un mostro, la personificazione stessa del Male.
In definitiva, questo primo capitolo del nuovo IT giova sicuramente al cinema horror che ne trae nuova linfa, ma in quanto al presunto riscatto rispetto alla prima trasposizione televisiva, non c’è l’effettivo miglioramento sperato, anzi, a tratti, si prova anche nostalgia della miniserie, soprattutto per i personaggi.

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