Iscriviti alla Newsletter

sabato 17 settembre 2016

SUL VALORE DEGLI E-BOOK

Questo post nasce da una discussione su Facebook in cui ho espresso il mio disaccordo per la decisione della Sperling & Kupfer, casa editrice facente parte del gruppo Mondadori e quindi non una indipendente (segnatevi questo punto, perché è di vitale importanza per capire la mia posizione), di far pagare l’e-book del prossimo romanzo di Stephen King “Fine turno” 9,99 euro a fronte di un cartaceo fissato sulle librerie on-line a 16,92. È davvero giusto che tra edizione cartaceo e digitale ci sia una differenza di prezzo di solo il 35% circa? A mio avviso no, perché leggere in e-book e leggere su carta non è la stessa cosa: i miei interlocutori, tra i vari argomenti, adducevano il fatto che tu compri un prodotto, non conta il supporto, ma allora io mi chiedo perché molti videogiochi per PC costano meno di quelli per la Playstation o quelli della Playstation spesso si pagano meno di quelli per la Xbox 360? In fondo il prodotto è lo stesso. Un altro argomento da loro addotto è il rientro dei costi di produzione di un e-book, ma una volta lavorato sul cartaceo, cosa c’è da aggiungere per l’edizione digitale? La traduzione è già stata fatta, l’impaginazione anche e per quanto riguardo la distribuzione, case editrici come Sperling & Kupfer possono contare su un distributore proprio e su piattaforme web di proprietà, quindi quale sarebbe la spesa per la sola edizione in e-book? Praticamente nessuna, forse la distribuzione nelle piattaforme non di proprietà (sempre se non rientra in quella del cartaceo). Questo ragionamento potrebbe filare se si parlasse di una casa editrice indipendente che deve sobbarcarsi tutti i costi e pagare traduttore, tipografo, distributore e redattori, ma non per un’industria come il gruppo Mondadori che ha tutto in casa. Sarebbe come se io, produttore di formaggio, facessi pagare il mio prodotto quanto chi, invece, si serve da un fornitore. Insomma, l’e-book, non è altro che l’ombra del cartaceo, su cui l’editore investe due spiccioli, ancora meno se si tratta di un grande editore. 
E allora perché farlo pagare dieci euro? Io un’idea ce l’avrei e molti non saranno d’accordo, naturalmente, ma voglio comunque esprimerla: ai grandi gruppi editoriali non frega nulla delle edizioni digitali, se fosse per loro il mercato degli e-book potrebbe anche non esistere, da un lato perché in Italia in digitale si legge ancora troppo poco e dall’altra perché preferiscono puntare sul cartaceo, avendo spesso anche librerie di proprietà. E non è un caso che sia la prima volta che Sperling & Kupfer pubblica contemporaneamente edizione digitale ed edizione cartacea di un romanzo di King, spinta dalle pressanti richieste dei lettori che erano stufi di aspettare uno o due anni prima di poter acquistare l’e-book, ma che ora si troveranno a dover sborsare dieci euro, una cifra a mio avviso esagerata, se teniamo conto della differenza col cartaceo. Leggere in e-book non può costare solo sei euro in meno del libro di carta, perché, lo ripeterò fino alla nausea, il supporto conta eccome, come conta la marca degli oggetti che compriamo tutti i giorni e perché è grande la differenza tra giocare a PES sul PC piuttosto che sulla Playstation. A mio avviso, opinione personale, è chiaro, la strategia di Sperling & Kupfer è quella di poter dire di aver soddisfatto le richieste dei suoi lettori, ma dall’altro lato ha fissato un prezzo che scoraggerà l’acquisto dell’edizione digitale, prendendo due piccioni con una fava: essere andata incontro alle esigenze dei lettori, ma spingerli a preferire il cartaceo.
Io per primo, per i miei libri autoprodotti, non faccio pagare l’e-book più di 4,99 euro, dieci euro e oltre meno del cartaceo, ma non perché svilisco l’edizione digitale, ma perché so che leggere un libro sul Kindle non è la stessa cosa che leggerlo su carta. Questo è quanto ho imparato da quando ho cominciato la mia avventura su Amazon. E se posso farlo io, povero indipendente che paga due spiccioli i suoi collaboratori, spesso regalandogli due bottiglie di vino o un cesto natalizio, perché non può farlo un grande editore? Un editore che non ha in esclusiva i miei romanzi, ma quelli di un certo Stephen King?

Nessun commento:

Posta un commento