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martedì 5 luglio 2016

CELL

Titolo originale: Id.; Anno: Usa, 2016; Regia: Tod Williams; Genere: Horror; Durata: 98’; Soggetto: Tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King; Sceneggiatura: Stephen King e Adam Alleca; Cast: John Cusack (Clay Riddell); Samuel L. Jackson (Tom McCourt); Isabelle Fuhrman (Alice Maxwell); Stacy Keach (Charles Ardai); Wilbur Fitzgerald: Geoff

Dopo il terribile World War Z, in tanti hanno temuto che gli zombie non sarebbero stati più gli stessi e questa ennesima trasposizione cinematografica di un romanzo di Stephen King avvalora la tesi, anzi possiamo dire che scatena il panico tra gli appassionati.
Il film diretto da Tod Williams e scritto in coppia dallo stesso King con Adam Alleca, è un raffazzonato tentativo di cavalcare l’onda del cinema zombie-apocalittico con l’unica variante nell’origine del virus, scatenato da un impulso ricevuto da tutti i cellulari esistenti al mondo. Una volta raggiunto dalla scossa, ogni essere umano si trasforma in una creatura selvaggia e violenta il cui unico scopo è uccidere chi è sopravvissuto all’epidemia.
Dopo aver collaborato in 1408, ottima trasposizione del racconto omonimo kinghiano, lo scrittore del Maine torna ad affidare a John Cusack e Samuel L. Jackson due dei suoi personaggi letterari, stavolta però con risultati al di sotto delle aspettative. Nonostante una premessa incoraggiante e un romanzo sì criticato da tanti, ma anche molto sottovalutato, la sua realizzazione cinematografica risulta troppo approssimativa, concentrata più sulla disperata ricerca da parte del protagonista, speranzoso di riunirsi con il suo unico figlio, che sull’apocalisse che nel frattempo gli è esplosa attorno. L’idea originaria, nata dalla critica di King verso la nuova società multimediale, perennemente connessa e schiava dei cellulari, viene abbandonata nel tentativo di mettere sullo schermo una classica storia di sopravvivenza e fuga, diretta, probabilmente, a quel tipo di pubblico che assiepa le sale in maniera chiassosa e disordinata: gli adolescenti. Nessuno di loro, distratti proprio dai cellulari e dall’irrefrenabile bisogno di condividere sui social la loro esperienza, si accorgerà, infatti, degli scarsi mezzi messi in campo dalla produzione, dell’atmosfera da B-movie che si respira dal primo all’ultimo minuto, di una sceneggiatura che procede a scossoni, senza un’idea precisa a tenerla salda. Eppure alcuni spunti erano lì, a portata di mano: fin dalle prime sequenze, con il protagonista che si trova in mezzo alla catastrofe in uno dei luoghi più affollati al mondo, un aeroporto, il senso di distruzione e follia viene lasciato in mano a uno sparuto mix di immagini di violenza e sangue. La fretta di arrivare alla conclusione emerge da ogni fotogramma e quello che nel romanzo di King era un viaggio catartico alla scoperta di ben altro di un mondo andato in pezzi, viene umiliato.
Seppure a un buon livello di intrattenimento, il film di Williams, che spesso ricorda uno dei capisaldi del genere horror italiano, Incubo sulla città contaminata di Umberto Lenzi dove erano le radiazioni di una centrale atomica a trasformare la gente in folli assassini, scivola via nell’indifferenza dello spettatore, per buona pace degli straordinari personaggi partoriti dal Re.

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