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lunedì 11 aprile 2016

22.11.63 – EPISODIO 1: LA TANA DEL BIANCONIGLIO

Uno dei migliori romanzi di Stephen King, la produzione affidata a J. J. Abrams, un tema delicato come quello dell’assassinio di John F. Kennedy: i presupposti non erano certamente favorevoli, eppure questa prima puntata della mini-serie 22.11.63 ha convinto parecchio. In primis per l’approccio umile ma convinto dello stesso Abrams che dopo aver “massacrato” due miti del cinema come Star Trek e Star Wars, con questo nuovo progetto televisivo sembra essere tornato sul sentiero di Lost. Certo, il merito va diviso con la sceneggiatrice Bridget Carpenter e il regista Kevin MacDonald, ma da quanto abbiamo visto al debutto, la mini-serie promette molto bene e soprattutto non sembra volersi mettere in competizione col romanzo, ma al servizio di esso.
Chi ha letto il libro, sa bene quanto potesse essere difficile trovare un attore degno di ricoprire il ruolo del protagonista, ma da questo primo episodio, James Franco sembra possedere quel fascino da scavezzacollo caratteristico del personaggio letterario. Il suo è un volto sempre in bilico tra dramma e commedia e vederlo alle prese con un nuovo mondo che conosce solo grazie ai libri di storia, è da un lato divertente, all’altro esaltante per la missione di cui è stato investito. Lo stesso Chris Cooper è un perfetto Al Templeton, distrutto dal senso di colpa (e dalla rabbia) per non aver potuto portare a termine il compito, ma risoluto a convincere l’amico Jake a proseguire quanto lui ha cominciato. E a suo agio sembra anche Sarah Gadon nei panni della bella e imbranata Sadie, di cui vediamo soltanto un veloce cameo.
In questo primo episodio, veniamo subito coinvolti nella folle missione di Jake Epping, alle prese col tentativo di cambiare il mondo. Il suo impatto con il 1960 è di quelli col botto, un po’ come lo era stato quello di Marty McFly col 1955 di Ritorno al futuro. E come nella trilogia di Robert Zemeckis erano essenziali l’ambientazione, la musica, le scenografie, anche in 22.11.63 è straordinaria la capacità di autori e registi di farci respirare l’atmosfera di allora. Già dalla prima sequenza in cui vediamo Jake nel 1960, abbiamo una visuale di ciò che ci aspetta: un lattaio che consegna a domicilio, un gruppo di operai intenti a godersi la propria pausa pranzo, le macchine che sfrecciano come a un raduno di auto da collezione. Un mondo molto diverso da quello in cui viviamo, che si muove a rallentatore, una puntata di Happy Days dipinta su un quadro dai colori vivaci.
La prima puntata di 22.11.63 è un autentico viaggio nel tempo, un viaggio ricco di fascino e nostalgia per un mondo passato che ha comunque ha responsabilità di ciò che viviamo oggi. Certo, riassumere in una puntata la quantità di informazioni scritte da King nel suo romanzo di oltre 700 pagine, non era facile, cosicché i più intransigenti fan del Re potrebbero avere qualcosa di ridire sulla sceneggiatura un po’ “saltellante” e compatta, con qualche libertà artistica, ma alla lunga nulla di realmente importante sembra essere stato sacrificato, tanto da farci rimanere con la voglia di continuare a seguire le avventure di Jake, di sapere come va a finire, nonostante in molti lo sappiamo già.

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