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venerdì 18 settembre 2015

SANGUE D'ANSONACO - ANDREA BISCARO

Sangue d’Ansonaco
Andrea Biscaro
Edizioni Effigi
pp. 127
€ 12.00
E-book: Disponibile

Dopo avercelo fatto conoscere in Illune (Edizioni Effigi, 2011), Andrea Biscaro torna a scrivere una nuova avventura con protagonista lo scrittore Antonio Brando, stavolta alle prese con una misteriosa casa ricevuta in eredità all’isola del Giglio, da un lontano zio.
Come già il precedente romanzo, anche Sangue d’Ansonaco è un mix tra giallo e horror, in cui la splendida ambientazione isolana fa la parte del leone: l’isola del Giglio è descritta nei minimi particolari e già dalle prime pagine, il lettore viene immerso in un’atmosfera misteriosa e affascinante, tanto da far nascere un’immediata voglia di partire. Brando è lo stesso personaggio che avevamo apprezzato nella sua prima apparizione, uno scrittore annoiato e un po’ snob, a tratti goffo e paranoico, che, suo malgrado, si caccia sempre in avventure ai confini della realtà. Stavolta, però, Brando dovrà dividere il ruolo di protagonista con il vero big del romanzo e cioè l’Ansonaco, un vino che soltanto a leggerne la descrizione, fa salire l’acquolina in bocca, un retaggio del passato gigliesco che, ai giorni nostri, sta andando sempre più scomparendo. Sarà l’incontro con questo nettare degli dei che sconvolgerà la vita dello scrittore, improvvisamente trascinato in una battaglia in cui in ballo ci sarà la sua stessa vita. Tra fantasmi, visioni, esseri diabolici, passaggi segreti e misteriosi laboratori di alchimia, Brando dovrà difendere se stesso e la propria sanità mentale da un vortice di follia che sembra volerlo avvolgere come in un sudario.
Biscaro scrive in maniera spumeggiante, a tratti perfino troppo al di sopra delle righe, puntando soprattutto sulle elucubrazioni mentali di Brando, grazie alle quali seguiamo l’irrefrenabile discesa negli inferi del protagonista che, una volta, conosciuto il dolce sapore del vino, ne rimane schiavo. Sangue d’Ansonaco è, però, anche un romanzo nel romanzo, un’esperienza che servirà a Brando non soltanto a prendere confidenza col proprio passato, ma lo porterà a trovare una nuova ispirazione. Il finale corre via veloce, forse un po’ troppo, tra citazionismo letterario (Poe e Lovecraft soprattutto) e cinematografico (Misery non deve morire), lasciando aperta una strada che, probabilmente, farà tornare il nostro eroe in un nuovo romanzo.
Voto: ⋆⋆⋆

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