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lunedì 31 agosto 2015

WES CRAVEN: L'UOMO DELLE SAGHE

Se n’è andato a 76 per un tumore al cervello, lui che, paradossalmente, il cervello l’ha sempre usato e anche nella maniera giusta. Wes Craven ci ha lasciati ieri, in silenzio, come aveva vissuto la sua vita. Un autore e regista a cui quelli della mia generazione devono tanto, per il patrimonio cinematografico che ci ha lasciato, uno dei più preziosi. L’uomo delle saghe, colui che ha creato Nightmare e Scream e ha dato vita a capolavori spesso sottovalutati come L’ultima casa a sinistra, La casa nera, Le colline hanno gli occhi e Il serpente e l’arcobaleno. L’inventore, insieme a Tob Hooper, del genere horror on the road, l’esploratore della più spaventosa provincia americana dove famiglie di emarginati si nascondevano a caccia di riscatto nei confronti di una società settaria che avrebbe voluto nasconderli per sempre.
Nella sua vita cinematografica, Craven è sempre stato un innovatore, un autore che non ha mai avuto paura di fallire, e la dimostrazione sono i suoi tanti flop (Vampiro a Brooklyn, Cursed, La musica del cuore, Cursed – Il Malefico e altri). Ma fin da L’ultima casa a sinistra (1972), suo esordio alla regia e sanguinaria rilettura del classico di Ingmar Bergman (tra l’altro suo regista preferito) La fontana della vergine (1960), ha sempre voluto giocare con il cinema, mischiandolo e generando spesso qualcosa di nuovo. Il film divenne subito una pietra miliare del rape & revenge, tanto amato dagli appassionati quando avversato dalla censura che lo considerò alla stregua di un film porno, così come alcune nazioni, tra cui l’Inghilterra, lo bandirono per molti anni.
In Le colline hanno gli occhi Craven proseguì il percorso del cinema dell’estremo, già visto in quegli stessi anni in Non aprite quella porta, in cui i protagonisti si trovano improvvisamente in un luogo fuori dal mondo, “governato” da una folle famiglia antropofaga. Qui vengono gradualmente privati di ogni simbolo di civiltà (l’auto, la roulotte, le armi), tornando, quindi, a uno stato primitivo in cui dovranno lottare per sopravvivere.
Con Nightmare entrò direttamente nella vita dei suoi spettatori, creando un personaggio che si trasformò subito  in mito: «[…] Freddy Krueger è l’incarnazione delle nostre paure ataviche, l’idea del buio che fa paura, del dormire senza risveglio, del baubau che vive sotto il letto. Ma non solo: Freddy Krueger è anche il sesso sporco, quello che distrugge l’idea da ragazza del principe azzurro, la rozzezza, la volgarità del maschio che al posto di essere detestata inconsciamente viene desiderata in un riappropriarsi del ruolo primordiale di femmina tolti i panni della donna pensante. […]»[1]
 Con Scream, la sua altra saga di successo, ha aperto l’ennesima strada che in poco tempo ha visto il moltiplicarsi di cloni o presunti tali, mischiando l’horror per ragazzi all’umorismo nero più consono a un pubblico adulto. Con intelligenza si prese gioco di tutti i luoghi comuni di un genere che lui per primo aveva contribuito a creare, lanciando l’horror in una nuova dimensione che gli avrebbe donato una seconda giovinezza: « I fan dell’horror sono molto preparati», ha raccontato Craven a proposito del film. «Sorprenderli è una sfida divertente, come una partita contro una buona squadra di hockey. Devi essere acuto, sapere anticipare quali saranno i loro pensieri. Per questo nel film si elencano tutte le regole del genere per poi sovvertirle: le regole sono i cliché e tu devi mischiare le carte».
Il suo contributo alla cinematografia di genere fu talmente apprezzato che molti dei suoi film sono stati oggetto di riletture in remake più o meno fedeli: da Le colline hanno gli occhi fino a Nightmare tanti giovani autori e registi (spesso con l’aiuto dello stesso Craven nei panni di produttore) hanno provato a ripercorrere le sue morbose strade, ma non sempre con esiti positivi. Ciò che ci lascia il regista americano è un bagaglio pesante, pieno di ricordi e di esperienza, un incolmabile vuoto simile a quello lasciatoci appena due anni fa da Richard Matheson, due talenti che, purtroppo, si sfiorarono soltanto in occasione di alcuni episodi di Ai confini della realtà. 






[1] Andrea Lanza, Nightmare: Il mito di Freddy Krueger, www.horror.it. URL consultata in data 31.08.2015

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