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giovedì 27 agosto 2015

La Juventus di Antonio Conte non esiste più

Con la cessione gratuita (!!) di Fernando Llorente al Siviglia, la dirigenza juventina ha completato il percorso cominciato l’anno scorso, atto alla cancellazione della Juventus voluta e costruita da Antonio Conte. Nella storia bianconera non si era mai vista una rivoluzione tecnica e tattica come quella di questa estate: via Pirlo, Vidal, Tevez e Llorente che nella stagione 2013-2014, l’ultima di mister Conte, avevano realizzato 50 gol dei 79 totali della squadra, senza naturalmente contare Simone Pepe che era stato uno dei protagonisti della prima Juve dell’attuale ct della Nazionale.
I perché di questi radicali cambiamenti sono molteplici, da un lato la volontà di Pirlo e Tevez di andare a svernare in America (chi al Sud chi al Nord), dall’altra la decisione di chiudere un ciclo arrivato l’anno scorso al suo massimo splendore con la finale di Champions. Ma siamo sicuri che Massimiliano Allegri non c’entri niente con tutto ciò? Diciamocelo chiaro, l’anno scorso l’attuale mister ha raccolto i frutti del lavoro di Conte, aggiungendo qualcosa di suo, ma basando i suoi successi sulle fatiche di un altro. Una voce, un’eco di sottofondo che ha inseguito Allegri per tutta la passata stagione, spingendolo quest’anno a voler cambiare tutto, a voler fare sua la Juve, nella speranza di fare anche lui un pezzo di storia bianconera: ecco, quindi, l’ossessione del trequartista, mai voluto da Conte, lo “sgarbo” al suo predecessore con l’acquisto a due lire di Cuadrado (tanto inseguito da Conte e fra i motivi del divorzio con i bianconeri), e l’attacco rivoluzionato con l’arrivo di Mario Mandzukic. Quest’ultimo, in particolare, da un lato costringerà la squadra a cambiare modo di giocare, dall’altro porterà Morata a defilarsi sulla fascia) per fare spazio al centravanti croato. Proprio ora che lo spagnolo si era imposto come punto di riferimento dell’attacco.
Mancano ormai pochi giorni alla chiusura del mercato, Marotta promette altri colpi, di poche ore fa la dichiarazione secondo cui «sta per arrivare un grande numero 10, spenderemo ancora» (Draxler? Witsel?), ma fino a ora (seppur dopo una sola giornata di campionato) questa rivoluzione non ha convinto nessuno. Nonostante già l’anno scorso avesse giocato con una gamba, l’assenza di Pirlo a centrocampo si sente (speriamo nel rientro di Marchisio) e in attacco la cattiveria di Tevez è rimpianta da tanti. L’argentino era l’unico (proprio insieme a Pirlo) in grado di vincere le partite da solo, ora invece la sensazione è che ci voglia altro per portare a casa il risultato. Sarà un lavoro duro per Allegri, una stagione per niente facile, il mister si è imbarcato in un’impresa delicata, di fronte a una tifoseria ormai abituata bene e, perciò, molto esigente, e la dimostrazione sono stati i fischi e i mugugni sentiti durante la sconfitta casalinga contro l’Udinese. 


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