Iscriviti alla Newsletter

sabato 12 novembre 2011

Una settimana difficile per l'editoria italiana

Sarà stata la concomitanza con la stravagante data 11-11-11 a cui molti attribuiscono profezie apocalittiche, ma sta di fatto che la settimana appena trascorsa ha rappresentato per l'editoria italiana un momento tragicomico (a volerla vedere dal lato positivo).

Prima l'affaire Gargoyle che ha costretto il sottoscritto a congelare il blog per alcuni giorni, onde evitare querele o denunce per diffamazione e che ha confermato comunque come la casa editrice romana abbia deciso di intraprendere una nuova strada che probabilmente l'allontanerà da quella percorsa fino a oggi (trovate qui il loro comunicato ufficiale). Poi è arrivata la Mondadori che, con un'astuta mossa di marketing editoriale, ha deciso di pubblicare soltanto in ebook il terzo capitolo della saga Wunderkind (trovate qui un interessante editoriale di Enzo Carcello di Corpi Freddi), ignorando e fottendosene di tutti quei lettori che avevano comprato i primi due libri in cartaceo e ora si vedono costretti anche alla spesa del lettore. Di oggi, infine, l'indiscrezione leggibile su Affari Italiani secondo cui a breve debutterà nella narrativa thriller italiana nientepopòdimenoche Pupo! Sì, proprio lui, quello di "Gelato al cioccolato", lo stesso che ha cantato a Sanremo insieme a Emanuele Filiberto. Si tratterebbe di un thriller ambientato proprio a Sanremo e sarà pubblicato da Rizzoli. Ciliegina sulla torta le difficoltà che sta attraversando la manifestazione "Più Libri Più Liberi" che da un anno all'altro si è trovata senza più le sovvenzioni di Regione Lazio e Comune di Roma, rischiando così di chiudere i battenti dopo la prossima edizione prevista dal 7 all'11 Dicembre di quest'anno. Ma questo fa parte di un altro tipo di discorso (i tagli a cui è sottoposta la cultura in Italia) che magari affronterò un'altra volta...

Che dire? Ormai si stenta anche a sorprendersi davanti a certe cose, evidentemente siamo noi che ne parliamo con un certo scetticismo gli unici a non aver capito niente del funzionamento dell'editoria italiana. Da un lato ci sono coloro che benedicono questo tipo di pubblicazioni-operazioni commerciali, definendole perfino "la linfa dell'editoria italiana" perchè gli introiti permetterebbero alle case editrici di poter pubblicare anche autori sconosciuti o esordienti; dall'altro coloro che invece considerano questa roba soltanto spazzatura. Dove sta la verità? Siamo noi lettori (o almeno la maggior parte di essi) a volere questo tipo di libri oppure sono le case editrici a imporceli?

Probabilmente nessuno potrà dare una risposta, talmente tante sono le sfaccettature da poter analizzare, ma sta di fatto che l'editoria italiana (quella seria) sta diventando sempre di più un qualcosa per pochi eletti con i lettori sempre più simili a robot telecomandati da tv e giornali. In una visione talmente apocalittica, l'unica speranza è che la rivolta arrivi dall'alto e cioè dagli autori stessi, gli unici davvero in grado di poter combattere una battaglia disperata: snobbate i grandi i marchi editoriali, autoproducetevi, credete nel web, aiutate a far crescere quelle piccole e coraggiose realtà editoriale che in Italia ancora esistono e resistono.

7 commenti:

  1. Lo pensavo anch'io, che questa è stata una settimana cruciale in negativo per ciò che resta dell'editoria italiana.
    Che dire? Salvo eccezioni io spero che questi cialtroni si estinguano tutti. Compresi chi, da lettore, continua a foraggiarli.

    RispondiElimina
  2. Dopo la questione Gargoyle ho perso le speranze negli editori, ci possono salvare soltanto gli scrittori (visto che i lettori forti sono troppo pochi e quelli medi sono schiavi di tv e giornali). La svolta della Gargoyle, a mio avviso, serve a dimostrare che in Italia non si può crescere (editorialmente) se non venendo fagocitati dal sistema (come successo appunto alla Gargoyle)

    RispondiElimina
  3. Gli editori italiani stanno bene nel loro brodo, con organici fatti di raccomandati, figli, nipoti, fratelli e cugini, appoggiati da un pugno di blogger e giornalisti proni pronti a parlare bene di ogni porcata.
    Per me è un mondo che non esiste, ma lo dico perché ho la fortuna di leggere in inglese. So che per altri è davvero un problemone :(

    RispondiElimina
  4. Ecco un altro punto interessante che hai toccato, la schiavitù dei mezzi di comunicazione: dobbiamo fare di più anche noi blogger, critici, recensori o come ci vogliamo chiamare. Ci vuole maggiore onestà intellettuale, ma capisco che sia davvero difficile

    RispondiElimina
  5. Temo sia ora di girare pagina se mi passi la metafora. Se nel campo editoriale è rimasto poco di decente è ora di selezionare quel poco e abbandonare tutto il resto.

    RispondiElimina
  6. Assolutamente d'accordo, Angelo, nel mio piccolo sarò il primo a farlo, selezionando ancora di più di quanto ho fatto fino a ora

    RispondiElimina