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giovedì 17 novembre 2011

Shutter Island


Shutter Island
Usa, 2010
di Martin Scorsese
Con Leonardo Di Caprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Max Von Sidow
132 min
Thriller

Il binomio Martin Scorsese-Leonardo Di Caprio sta diventando sempre più sinonimo di qualità cinematografica: dal 2002, anno di Gangs of New York che ha inaugurato il felice connubio tra i due artisti, insieme hanno scandito la storia del cinema americano, regalandoci perle come The Aviator (2004), The Departed (2006) e infine il recente Shutter Island in cui Di Caprio si conferma uno dei migliori (se non il migliore) attore della sua generazione e Scorsese completa il suo percorso nei meandri della mente umana cominciato ormai quasi quarant’anni fa con Taxi Driver (1976).

I due agenti dell’FBI Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio) e Chuck Aule (Mark Ruffalo)  arrivano sull’isola di Shutter Island, divenuta sede di un immenso ospedale psichiatrico dove vengono rinchiusi i peggiori psicopatici in circolazione, la maggior parte macchiatisi di reati gravissimi. I due agenti devono indagare sulla misteriosa sparizione di una delle pazienti, Rachel Solando, detenuta nell’isola per aver annegato i suoi tre figli. In un luogo che ben presto si rivelerà molto di più di un semplice manicomio, Teddy e Chuck si ritroveranno a dover affrontare una realtà diversa da quella che credono, divenendo loro stessi prede dell’isola.

Tratto dal romanzo L’isola dei misteri di Dennis Lehane (pubblicato in Italia da Piemme) e sceneggiato da Laeta Kalogridis, Shutter Island è una straordinaria gothic novel in cui Scorsese sintetizza tutti i principali stilemi narrativi della cinematografia di genere. Fin dall’inizio lo spettatore viene immerso in un mondo “altro”, totalmente estraneo a quello a cui siamo abituati e limitato dallo spazio che occupa questa isola impenetrabile circondata dal mare. Ben presto, poi, la sensazione di assedio e isolamento viene acuita dallo scatenarsi di una tempesta che rende ancora più soffocante l’atmosfera. La costretta unità di luogo rappresenta uno dei punti di forza del film che proprio grazie agli spazi limitati in cui si muovono i protagonisti riesce a trasmettere angoscia e panico.

Scorsese si muove per oltre due ore su un filo in bilico tra realtà e immaginazione, mescolando situazioni e personaggi per non dare mai dei punti di riferimento allo spettatore che più volte si troverà spiazzato dalle vicende. Per lunghi tratti è impossibile distinguere tra presente e passato (grazie a un uso straordinario di flashback e visioni oniriche), tra realtà e finzione (si fa fatica a capire davvero cosa si nasconde dietro il micromondo di Shutter Island). Il percorso di Teddy avviene all’interno della follia umana, delle paranoie e delle malattie mentali, riuscendo a distorcere la realtà e a prepararci al colpo di scena finale che, seppure non troppo imprevedibile, chiude in maniera impeccabile il discorso cominciato all’inizio.

La costruzione narrativa di Scorse è pressoché perfetta: Shutter Island è come un ordigno a orologeria che aspetta di essere disinnescato da qualcuno in grado di percepire gli innumerevoli indizi che vengono seminati lungo il film, riservando invece un boato sconvolgente a chi non ne è in grado. Scorsese mette dentro tutti gli elementi caratteristici del thriller, dell’horror e del poliziesco, mescolandoli in modo sapiente e smaliziato e omaggiando perfino il cinema espressionista di inizio ‘900, in particolare nelle claustrofobiche scene girate all’interno del braccio C dell’ospedale-carcere che riportano alla memoria capolavori come Metropolis (Frizt Lang, 1927) o Il gabinetto del dottor Caligari (Robert Wiene, 1920).

Un grande successo (ha fatto registrare un incasso totale di 294.803.014 dollari), che conferma ancora una volta lo straordinario feeling tra Scorsese e Di Caprio che ancora una volta riescono a giocare sui concetti di bene e male e sul “se sia meglio sopravvivere da mostro o morire da gentiluomo”.

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