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martedì 13 settembre 2011

Peter Lorre - Un "Mostro" Galantuomo


Peter Lorre, al secolo Ladislav Löwenstein, è uno dei volti più noti del cinema horror-thriller-avventura a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’50. Di origine ceca come Bela Lugosi – con il quale, insieme a Boris Karloff e pochi altri, rappresentò l’horror in bianco e nero - Lorre nacque nel 1904 a Rosenberg, in Ungheria. Impiegato di banca a Vienna, con davanti una rispettabile carriera, a un certo punto della sua vita mollò tutto per avvicinarsi al teatro, ma almeno nei primi anni trovò soltanto ruoli di comprimario, soprattutto nella Svizzera tedesca, in Austria e in Germania.

Come già successo per Lugosi, fu attore teatrale anche per Brecht, e nel 1924, a Berlino, ottenne finalmente una parte da protagonista, un maniaco sessuale nell'opera intitolata Pioniere in Ingolstadt. La sua interpretazione fu talmente convincente e disturbante che nel 1931 Fritz Lang lo chiamò per il suo primo film sonoro: M, il mostro di Dusseldorf, considerato ancora oggi il capolavoro assoluto dell’espressionismo tedesco, superiore addirittura a Il Gabinetto del Dottor Caligari. Il trasporto e il vigore nell’interpretare Hans Beckert, un maniaco stupratore di bambine, fece di Lorre l'incarnazione degli anni terribili di un’Europa che stava velocemente marciando verso la seconda guerra mondiale.

È in particolare nel finale del film che l’attore di origine ceca riesce a scolpire il suo personaggio nella storia del cinema, quando, di fronte a una folla inferocita che vorrebbe linciarlo, si lancia in un’appassionata quanto struggente difesa di se stesso: «Quando cammino per le strade ho sempre la sensazione che qualcuno mi stia seguendo, ma sono invece io che inseguo me stesso. Silenzioso, ma io lo sento. Spesso ho l'impressione di correre dietro a me stesso. Allora voglio scappare, scappare, ma non posso fuggire! Devo uscire ed essere inseguito. Devo correre, correre per strade senza fine. Voglio andare via, ma con me corrono i fantasmi di madri, di bambini. Non mi lasciano un momento, sono sempre là, sempre, sempre. Soltanto quando uccido, solo allora... E poi non mi ricordo più nulla. Dopo, dopo mi trovo dinanzi a un manifesto e leggo quello che ho fatto. E leggo, leggo. Io ho fatto questo? Ma se non ricordo più nulla! Ma chi potrà mai credermi? Chi può sapere come sono fatto dentro? Che cos'è che sento urlare dentro al mio cervello? E come uccido: non voglio! Devo! Non voglio! Devo! E poi sento urlare una voce, e io non la posso sentire!»

Quello di M era evidentemente un ruolo predestinato per Lorre che qualche anno prima aveva già interpretato un personaggio simile nella commedia Un uomo è un uomo (Mann ist Mann, 1931) di Bertolt Brecht, dove un uomo «che esce di casa a comperare un pesce per il pranzo e che invece di tornare dalla moglie prende il posto di un ladro assurto al rango di divinità e finisce per essere trasformato in soldato dopo aver assistito alla propria fucilazione ed essersi anche pronunciata l’orazione funebre».

Dopo il successo con Lang, il cinema sembrò assorbirlo sempre di più e nel 1934, dopo una serie di film tedeschi che gli diedero il passaporto per Hollywood, Lorre fu chiamato da Alfred Hitchcock per interpretare il crudele assassino professionista nel film L'uomo che sapeva troppo (The Man Who Knew Too Much, 1934) e poi la spia travestita da generale messicano pazzo in Amore e mistero (Secret agent, 1936).

La straordinaria versatilità di attore permise a Peter Lorre di non essere ingabbiato in un genere preciso come accaduto ai suoi amici e colleghi Bela Lugosi e Boris Karloff, così che nella sua carriera poté mettersi alla prova diverse volte: dal mad doctor di Amore folle (Mad love, 1935) di Karl Freund a Raskolnikov in Ho ucciso (Crime and punishment, 1935), fino al simpatico ruolo del detective orientale Mr. Moto con il quale girò una decina di film e per cui fu scelto a causa della sua fisionomia orientaleggiante.

La sua faccia poco rassicurante, tuttavia, lo portò ben presto a tornare verso il noir, in ruoli infidi e viscidi, per pellicole celeberrime come Il mistero del falco (1941) e Casablanca (1942), e verso l’horror più puro: con il cranio rasato è il protagonista del già citato Mad Love (1935), che si basa sull’amore folle di un uomo per una statua di cera, e ne Il mistero delle cinque dita (1945), dove è un assassino che orchestra delitti dall’apparenza soprannaturali. Per completare il giro a trecentosessanta gradi nei generi cinematografici, un’ulteriore dimostrazione del suo innato talento e del suo carattere camaleontico, Lorre ce la diede in Arsenico e vecchi merletti (1944), commedia diretta da Frank Capra e ispirata all’opera di successo firmata da Joseph Kesserling, che vide Lorre a fianco di Cary Grant, nel ruolo di un finto chirurgo plastico ricercato dalla polizia.

Jean Marie Sabatier, nel suo Les classiques du Cinema Fantastique (Paris, Balland, 1973) ha sottolineato più volte le grandi qualità del Lorre attore: «[…] Il carattere inquietante di quest’uomo di piccola statura, dalla gestualità precisa, dall’occhio spento e globoso, dalla voce molle e chioccia, dall’umorismo molto personale ed ambiguo […]» , ma nonostante ciò Lorre è sempre stato sottovalutato e mai ha ricevuto i riconoscimenti che avrebbe meritato. Il cinema non gli ha mai offerto adeguate prove, soprattutto negli ultimi anni di vita e prima della sua morte, avvenuta nel 1964, dopo una dura lotta contro la dipendenza dalla morfina, prescrittagli in principio per alleviare i dolori dovuti a dolorose coliche alla colecisti.

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