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mercoledì 24 agosto 2011

Nel nome del Male - Una promessa non mantenuta

Nel nome del Male
Italia, 2009
Di Alex Infascelli
Con Fabrizio Bentivoglio, Michela Cescon, Pierpaolo Spollon
180 min 
Thriller


Sia il cinema che la televisione italiana hanno sempre avuto grossi problemi nel confrontarsi con prodotti di genere, che vadano oltre la (presunta) attualità o la storia nazionale. Se tra la fine degli anni ’60 e per tutti i ’70 ci fu il boom del cinema western, horror, giallo-thriller e in parte anche fantascienza, dagli anni ’80 in poi si è perduto tutto ciò che allora si era conquistato.

Gli sceneggiatori si sono fatti ingabbiare da un mercato che stava cambiando appiattendosi su un prodotto sempre più uguale; i produttori si sono dimenticati il loro ruolo da mecenati che lanciando il cuore oltre l’ostacolo investivano e scommettevano su idee innovative e si è dato così vita a un nuovo ciclo che ha portato la tv e il cinema italiano a trincerarsi in una nicchia rassicurante, impenetrabile da parte di chi vorrebbe innovare.

Producendo ciò che il mercato richiede (o sembra richiedere), non c’è stato quindi più spazio per ritorni al passato e per lavori che in qualche modo potessero variare l’offerta televisivo-cinematografica che il nostro paese propone al pubblico. Quei pochi esperimenti coraggiosi, come appunto la serie tv Nel nome del Male, andata in onda circa due anni fa sui canali Sky, risultano embrioni non sviluppati, ancora chiaramente schiavi dell’ostracismo nei confronti dei generi “di fantasia” (seppure in questo caso si è ancorati a fatti reali). Se poi a ciò si sommano una serie di “promesse non mantenute” come Paola Barbato (autrice del soggetto), Alex Infascelli (eterno regista emergente) e un cast in cui il solo Fabrizio Bentivoglio sembra aver studiato recitazione, ecco che viene fuori una fiction mediocre, narrativamente involuta e che avanza col freno a mano tirato.

Eppure, l’argomento, le sette sataniche, aveva tutte le carte in regola per dare vita a un prodotto qualitativamente molto superiore (ricordiamo che la serie tv uscì nello stesso periodo in cui tutti i telegiornali parlavano delle Bestie di Satana), ma nonostante questo per tutta la durata del film si denota una chiara paura ad affondare i colpi. Come consuetudine, si preferisce dire ma non dire, fare ma non fare, abbozzare ma non approfondire, indissolubilmente legati al cordone ombelicale del politically correct (probabilmente nei confronti della Chiesa che continua a condizionare la vita culturale italiana).

Nel nome del Male è un’occasione sprecata, il cui unico pregio è di aver provato ad andare oltre le solite cose che ci propina la televisione, aprendo una strada che speriamo negli anni venga meglio battuta, lasciandoci alle spalle le (false) rassicurazioni di serie come Un medico in famiglia o I Cesaroni.

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