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martedì 26 luglio 2011

Lentamente prima di morire

Lentamente prima di morire
di Patrick Fogli
Edizioni Piemme
pp. 445
€ 11,00

Non capita spesso di trovarsi davanti a un libro il cui titolo lo riassume nella maniera migliore. E’ il caso di Lentamente prima di morire di Patrick Fogli, Edizioni Piemme, in cui l’avverbio lentamente racchiude in sé tutte le caratteristiche del romanzo e anche dell’autore.

Fogli, infatti, sembra un diesel: parte lento, a tratti anche noioso, per poi però andare salendo man mano che la tensione si fa più forte. Non nego di aver avuto più di qualche difficoltà ad arrivare a pagina 100 come è altresì vero che non sono riuscito più a staccarmi dal romanzo una volta superato questo scoglio. Probabilmente perché è il primo libro che leggo di Fogli (è anche il suo romanzo d’esordio del 2006), ma ancora di più perché è una storia costruita in salita, nel senso che decolla piano piano, coinvolgendoti sempre di più fino alle memorabili ultime cinquanta pagine lette quasi senza respirare.

Accennavo prima alla difficoltà di abituarmi allo stile di Fogli, molto legato alla città in cui è ambientato il romanzo (Bologna) descritta nei minimi particolari, perfino negli odori e nei colori a discapito dei personaggi che però poi prendono decisamente la meglio ed entrano di prepotenza nelle nostre case. Il commissario Riccardi, la povera Alice, l’ispettore Ippoliti, il mafioso evaso Gaspare Nunia, perfino quel folle assassino sadico che ha architettato un gioco diabolico per portare a termine una terribile vendetta. Ed è proprio qui che Fogli da il meglio di sé, regalandoci uno dei cattivi letterari migliori che mi sia capitato di leggere. Il fantasma, “lo scienziato” come lo chiamano alcuni, è una sorta di Hannibal Lecter, con un’intelligenza al di sopra della media e una costanza invidiabile. Costruisce lentamente una trappola perfetta in cui uno alla volta cadono tutti, fino al finale al cardiopalma in cui la verità viene svelata e il lieto fine è in parte assicurato.

Una bella lettura, senza dubbio, appesantita ogni tanto dall’eccessivo utilizzo dell’aggettivo “morbido” e da qualche parte un po’ troppo descrittivo-analitica, anche perché Fogli è straordinario quando racconta i momenti di azione, per cui da uno come lui ci si aspetta sempre quel “movimento” che da pepe alla storia.
Segnalo infine un grave refuso a pagina 371 in cui il commissario Riccardi viene inopinatamente declassato a ispettore!

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