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martedì 26 luglio 2011

La Clessidra d'Avorio: Intervista a Davide Cassi e Stefano Sampietro

Raccontatemi qualcosa di voi. Chi sono Davide Cassia e Stefano Sampietro?
Davide: Ho quarant’anni. Vivo in provincia di Varese e scrivo da più di vent’anni. Le prime soddisfazioni però sono arrivate solo in questi ultimi anni: nel 2007 con la pubblicazione di Inferno 17 e quest’anno con La clessidra d’avorio, pubblicati con Edizioni XII.
Stefano: Sono nato a Como trentasette anni fa. Per quanto ricordi, potrei dire di aver sempre avuto voglia di scrivere, fin da bambino, ma solo negli anni dell’università questa passione si è tradotta in qualcosa di più concreto, vincendo qualche concorso letterario a carattere locale. Poi ci sono stati i racconti pubblicati dalla rivista Futuro Europa (Perseo libri) e quelli dell’antologia I corti (Edizioni XII). La clessidra d’avorio è il mio primo romanzo (ed è anche la mia prima opera non di fantascienza). Nella vita “vera” ho insegnato statistica all’università per qualche anno e attualmente lavoro come analista in una società di ingegneria finanziaria.

E’ da poco uscito nelle librerie il vostro romanzo La clessidra d’avorio. Da dove è nata l’idea?
Stefano: In un giorno di qualche anno fa, credo fosse il 2003, proposi a Davide di scrivere un romanzo a quattro mani e lui… mi prese sul serio, tornando poco tempo dopo con un’ipotesi di trama! Ci conoscevamo già da qualche tempo, quindi sapevamo bene dei nostri rispettivi trascorsi letterari, e lavorare assieme su un romanzo è stato in un certo senso un’evoluzione naturale della nostra amicizia.

Come mai lo avete scritto a quattro mani?
Davide: Perché per me, e di sicuro anche per Stefano, era una sfida. Non avevo mai lavorato con un’altra persona alla stesura di un manoscritto. È stato stimolante e mi aiutato a crescere come autore.

Come vi siete divisi il lavoro di scrittura del libro? 
Stefano: La struttura stessa del romanzo si è prestata per una suddivisione, visto che si sviluppa su diversi piani temporali. Ad esempio il diario dell’alchimista è farina del mio sacco, mentre i capitoli dell’Ottocento hanno visto la loro prima stesura da parte di Davide (poi naturalmente c’è stato un lavoro di riscrittura che ha reso meno netti i contributi).

Per i protagonisti, arma in più del vostro splendido libro, vi siete ispirati a qualcuno realmente vissuto?
Davide: No, nessuno in particolare. Le caratterizzazioni dei personaggi a inizio stesura erano state tratteggiate a grandi linee. Fin dal principio era nostra intenzione che i due protagonisti fossero amici con convinzioni diverse, uno più razionale, l’altro più istintivo, in modo da facilitare il confronto e il dialogo. Poi, come succede quasi sempre, durante la stesura le caratteristiche si sono delineate in modo netto ed è stato semplice poi entrare nella testa dei vari attori del libro.

Dietro la storia di La clessidra d’avorio, c’è un duro e approfondito lavoro di documentazione. Da dove è cominciata la vostra ricerca e dove vi ha portati?
Stefano: La clessidra d’avorio è un romanzo storico, quindi il lavoro di ricerca è nato con la documentazione sui primi anni dell’Ottocento (in particolare per quanto riguarda Francia, Stato pontificio e Granducato di Toscana) e del Seicento (con riferimento principalmente alle problematiche legate al viaggio, per terra e per mare, ma non solo). Una parte importante del nostro studio ha poi riguardato gli aspetti alchemici ed esoterici, non senza una certa “difficoltà” da parte mia, vista la mia personale impostazione scettica… Un altro grosso investimento è stato richiesto per la stesura del diario (assorbire l’italiano antico è stato un po’ come imparare una lingua straniera!). In generale è stato un lavoro che ci ha impegnato, ma che ci ha permesso anche di imparare molto: in fondo il vantaggio di scrivere un romanzo storico è proprio questo!

Quanto è risultato difficoltoso condurre il romanzo su diversi piani temporali?
Davide: In realtà, la difficoltà principale l’abbiamo vissuta non tanto nelle fase di stesura, ma nell’editing successivo, perché, come già detto, ci eravamo divisi i compiti. In fase di revisione abbiamo dovuto scontrarci con gli inevitabili problemi che nascono nel dover amalgamare il tutto.

Quanto tempo ci avete messo a scriverlo? E qual è stato il percorso di pubblicazione (casa editrice, risposte, proposte di contratto, distribuzione ecc.)?
Stefano: Parliamo di un percorso piuttosto lungo, che ha visto, come ti accennavo, la sua partenza nel lontano 2003. Credo che le ragioni principali di questa tempistica siano molteplici. Innanzitutto né io né Davide facciamo gli scrittori a tempo pieno. Scrivere a quattro mani, inoltre, comporta inevitabilmente ritardi e inefficienze (non sempre impegni e disponibilità reciproche si incastrano perfettamente). Non ultimo, le caratteristiche del romanzo, come dicevamo, hanno richiesto un lavoro di ricerca e documentazione. A ciò si aggiungono i normali tempi relativi alla casa editrice (valutazione del romanzo, editing, inserimento nei piani editoriali, tempi tecnici per la pubblicazione, ecc.).

Per Stefano La clessidra d’avorio rappresenta l’esordio. Quali sono state le emozioni che hai provato scrivendo e poi pubblicando il libro?
Stefano: La pubblicazione è un momento di grande appagamento e soddisfazione. Credo che rileggere il proprio romanzo in forma di libro pubblicato (cosa che ho fatto subito, non appena ricevute le mie copie!) sia una delle esperienze più gratificanti che possano accadere.  Le emozioni provate nello scrivere il romanzo sono invece più complesse. Già in un’altra intervista ho citato Ignazio Silone, per il quale scrivere non è stato mai “un sereno godimento estetico”, ma una “solitaria continuazione di una lotta”… insomma: la stesura di un romanzo richiede anche molta fatica e non mancano i momenti di scoraggiamento.

Per Davide è invece un’altra dimostrazione del suo talento. Quanto pensi di essere cresciuto come scrittore con questo libro?
Davide: Ogni romanzo è un momento di crescita e miglioramento. So di ripetermi, ma il confronto con un altro autore, con una metodologia di lavoro diversa e una mente più analitica, mi ha dato la possibilità di scontrarmi con i miei limiti, i miei difetti e uscirne vincitore.

La clessidra d’avorio è stato pubblicato per la Edizioni XII. Secondo voi questa casa editrice può diventare un punto riferimento per la narrativa di genere made in Italy?
Davide: Edizioni XII è una realtà molto piccola, e ha bisogno di crescere. Non penso che possa diventare un punto di riferimento per la narrativa italiana, ma di sicuro sta cercando di farsi largo nella narrativa fantastica.

Quanto spazio danno agli autori esordienti?
Davide: Basta dare un’occhiata al catalogo per vedere autori nuovi, che hanno fatto il loro esordio con questa casa editrice. In un panorama difficile come quello dell’editoria italiana è una scelta coraggiosa e un importante segnale di rinnovamento.

Come è iniziata la vostra avventura come scrittori? Ricordate quale è stata la prima cosa che avete scritto?
Stefano: Credo di avere ancora a casa, da qualche parte, un racconto scritto (a macchina!) durante le scuole elementari. Più indietro la mia memoria non arriva…
Davide: Ho sempre scritto raccontini e poesie fin dai tempi delle elementari. Il primo romanzo è stato un fantasy, a quattordici anni: un guazzabuglio di stili ed errori, ma comunque divertente. Soprattutto a rileggerlo adesso.

Alla luce della vostra esperienza, quanto credete sia cresciuta l’attenzione per la narrativa di genere (horror, fantascienza, fantasy, noir ecc.) all’interno dell’editoria italiana?
Stefano: La mia opinione è che la narrativa di genere abbia ancora vita difficile in Italia. Il settore che conosco meglio, quello della fantascienza, ne è una prova lampante. Ci sono libri che senz’ombra di dubbio sono libri di fantascienza, ma che pur di evitare l’etichettatura del genere, si autodefiniscono mainstream, o perlomeno evitano come la peste la dicitura “fantascienza”. Uno dei problemi risiede in un atteggiamento da parte della critica che, a discapito dei nomi, è “acritico” e dogmatico. Devo confessare di non nutrire un eccessivo ottimismo per il futuro, almeno per quello immediato, anche se esistono realtà, come Edizioni xii, che dimostrano il contrario!


Davide è anche responsabile della competizione letteraria USAM, proposta ogni primo del mese sul forum di Edizioni XII. Quanto pensi sia importante una vetrina come questa per la scoperta di nuovi talenti?
Davide: Fondamentale, direi. USAM è diventato uno degli strumenti principali di scouting per Edizioni XII. La palestra di questo concorso mensile è utile agli autori per confrontarsi, crescere e rivedere i racconti postati. Non mi piace fare nomi, ma basta guardare il catalogo per scoprire nomi che hanno pubblicato con XII.

Non posso che chiudere con la più classica e inflazionata domanda. Avete nuovi progetti in corso?
Davide: Se intendi insieme, al momento no, ma non si sa mai.

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