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martedì 26 luglio 2011

Almost Blue

Almost Blue
di Carlo Lucarelli
Einaudi
pp. 194
€ 11,50

Almost Blue è un libro a cui sono particolarmente legato, perché è il primo giallo italiano che ho letto e quello che mi fatto scoprire il talento di Carlo Lucarelli, fino ad allora conosciuto soltanto per le sue apparizioni televisive. Ma Almost blue è anche l’opera che raccoglie in sé tutto il mondo narrativo di Lucarelli e che riporta su carta le influenze del cinema e della televisione “subite” dallo scrittore-giornalista.

Fin dall’inizio, Lucarelli ci guida in un mondo misterioso in cui tre personaggi diversissimi tra di loro si muovono in un gioco che inevitabilmente li porterà all’incontro: la giovane poliziotta Grazia, una donna con cui entriamo subito in contatto in maniera brutale, attraverso i dolori mestruali che la tormentano.

Un ragazzo cieco dalla nascita che passa le sue giornate ascoltando le voci della città, grazie a degli apparecchi che gli permettono di intercettare tutti i tipi di comunicazione, e accompagnato in maniera quasi ossessionante dalla canzone di Chat Baker Almost Blue con cui sembra avere un rapporto quasi vitale. E infine un folle psicopatico che per sentirsi bene e cacciare via dalla sua mente i suoni delle “campane” che lo torturano da sempre, deve vestire gli abiti delle sue vittime, deve ogni volta trasformarsi prendendo le sembianze di chi deve sacrificarsi in nome di una ricerca ossessiva di libertà e di tranquillità. Tutto ambientato nella città di Bologna, affascinante ma paurosa nei suoi vicoli bui, nelle sue strade trafficate, ma sempre pronte a diventare luogo di morte e di mistero. La battaglia è subito ardua, la giovane Grazia deve confrontarsi con un assassino intelligente e spietato che come solo indizio lascia delle vittime completamente nude. Per Bologna si aggira un serial killer – l’iguana – che uccide giovani studenti fuori sede, prendendone poi le sembianze. E l’unica speranza di Grazia è che il giovane cieco Simone riesca a trovarlo, riesca a riconoscere la sua terribile e angosciante voce “verde”.

Almost blue è un romanzo privo di punti morti ed essenziale nella sua composizione. Lucarelli va sempre e subito al sodo, senza perdersi in inutili descrizioni o “predicate” su fatti e personaggi. Il suo è uno stile scarno, fatto di frasi brevi ma intense, di paragrafi asciutti al massimo, a volte duri e rasentanti il pulp, ma soprattutto ricchi di ritmo e velocità che rendono facile e veloce la lettura. Ma è anche un romanzo che deve tanto al cinema, soprattutto nei personaggi: Grazia è molto simile all’agente Clarice Starling de Il silenzio degli innocenti, una donna in mezzo a un universo di uomini sempre pronti a metterla in difficoltà che si deve sempre scontrare con pregiudizi e comportamenti che le rendono difficile la vita e il lavoro. Ma è soprattutto l’assassino – l’iguana – a essere per molti versi uguale al pazzo omicida del film: la sua mania di travestirsi con gli abiti delle sue vittime, questo trasformismo che lo porta a indossarne perfino la pelle. Fino ad arrivare al momento in cui, a sorpresa, il giovane psicopatico decide di costituirsi alla polizia, in una sequenza che ricorda moltissimo Seven di David Fincher in cui il folle serial killer John Doe si presenta alla centrale della Polizia con i vestiti ancora inzaccherati di sangue. Dei riferimenti sicuramente non casuali, tenuto conto soprattutto del periodo in cui il libro è stato scritto (1997) durante il quale il cinema thriller ha avuto uno dei momenti di maggior fulgore.

Un libro che suggerisco a chiunque voglia avvicinarsi alla narrativa italiana, ma soprattutto a coloro che ancora oggi non credono nel talento del made in Italy.

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